Decreto sicurezza, Ancona non lo sospende: «Battaglia per modificarlo»

Il sindaco Mancinelli interviene nel dibattito e spiega la sua posizione: «Non ho intenzione di violare nessuna norma»

Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona

Il Decreto sicurezza è un problema ma è una legge vigente. Occorre gestirne le conseguenze e, allo stesso tempo, lottare per modificarlo. È questo, in estrema sintesi, il pensiero di Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona, che interviene nel dibattito che si acceso in questi giorni in città circa l'applicazione dell'articolo 13 del Decreto Salvini. Punto avverso da numerosi sindaci come Orlando a Palermo e De Magistris a Napoli, ai quali ha chiesto di unirsi Francesco Rubini, consigliere comunale di Altra Idea di Città con un ordine del giorno ad hoc da far votare in consiglio comunale. «L'applicazione del decreto sicurezza e immigrazione – spiega il sindaco - pone un serio problema: costringe in clandestinità coloro che fino a ieri godevano di un sistema di protezione specifico, ovvero la protezione umanitaria. Quest'istituto scompare con il decreto Salvini. Circa 40mila persone in tutta Italia finiscono in mezzo alla strada, perchè altri diritti di cittadinanza non ne hanno e perchè nessuno è in grado ad oggi di garantire loro un rapido rimpatrio. Il pericolo di peggiorare la vita di tutti, delle persone destinatarie del decreto e dei cittadini di molti quartieri, è dunque alto». La Mancinelli si dice al fianco dell'Anci che si sta battendo per cambiare la norma.

«Il Comune di Ancona – ricorda la prima cittadina - ha votato un ordine del giorno su questo tema, è totalmente d'accordo con l'Anci e partecipa alla battaglia per cambiare la legge». E nel frattempo? Per il sindaco la legge è vigente. Non si può che gestirne le conseguenze. «Il mio lavoro – aggiunge - è anche quello di occuparmi delle persone e per questo provvediamo ai bisogni di tutti, ogni giorno, senza sosta e senza troppi proclami. Lo facciamo sia dialogando con la Regione, che ha la titolarità sull'assistenza sanitaria, sia con le associazioni e gli operatori del nostro territorio, che oggi formano una rete solida e bene organizzata. Detto questo chiarisco anche che non ho nessuna intenzione di violare la norma o meglio costringere un funzionario pubblico a farlo. Nessuno mi tiri per la giacca su questo. Perchè sarebbe costringere un dipendente pubblico a commettere un reato, mentre il politico si limiterebbe a fare la sua battaglia, appunto politica. Ciò è inaccettabile. Come Sindaco, e come cittadina di questo Paese, devo esprimere il mio forte disappunto per l'utilizzo propagandistico, spesso in tutto lo spettro politico, che si fa di un tema complesso, drammatico, a volte tragico, come quello dell'immigrazione. Se stessimo di più sulla sostanza dei problemi, senza disperdere troppe energie, forse qualche strada migliore la troveremmo».

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