Aborto, 8 medici su 10 sono obiettori: scatta la petizione

La protesta di +Europa si trasforma in iniziativa per arrivare a un proposta di legge da far approvare alla Regione

Nelle Marche, otto ginecologi su dieci sono obiettori di coscienza. Nel 2017 sono state effettuate 1.504 interruzioni di gravidanza ma solo il il 61,7% è stata praticata nella provincia di residenza. Una percentuale nettamente inferiore alla media nazionale (76,3%) e soprattutto a quella delle altre regioni del centro Italia (79,4%). Nel centro Italia le Marche sono anche fanalino di coda per quanto riguarda le interruzioni volontarie di gravidanza effettuate fuori dalla provincia di residenza – il 28, 5% a fronte dell’10,3% registrato nelle altre regioni - mentre si attesta al 6,4%, dato leggermente al di sopra della media nazionale, la percentuale di donne che hanno scelto di migrare in altre regioni. Tutti dati snocciolati da +Europa che ha lanciato un'inziativa popolare per arrivare a una proposta di legge sull'Aborto al sicuro. Iniziativa che è stata presentata questa mattina ad Ancona da Mattia Morbidoni, coordinatore di +Europa Centro Marche, Riccardo Magi, deputato Radicale di + Europa, e Barbara Bonvicini, presidente di Radicali Italiani. Il testo della pdl è attualmente al vaglio degli uffici regionali e presto partirà la campagna di raccolta firme. Con la proposta di legge +Europa Centro Marche chiede alla Regione di impegnarsi nella costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo anche un adeguato monitoraggio dell’obiezione di coscienza, e di adoperarsi per una diffusione capillare della pillola abortiva Ru486, attualmente impiegata in via sperimentale solo all’ospedale di Senigallia. “Chiediamo – ha osservato Mattia Morbidoni, coordinatore di +Europa Centro Marche – che la sperimentazione della Ru486 venga estesa anche ad altre strutture ospedaliere della regione, per dare un servizio in più alle donne che decidono di esercitare il legittimo diritto di interrompere la gravidanza. L’aborto farmacologico, peraltro, oltre ad incidere positivamente sulla spesa sanitaria, può avvenire in regime di day hospital e non è invasivo come lo è un aborto effettuato mediante intervento chirurgico”.

L’iniziativa è stata sviluppata tenendo conto dell’ ultimo report diffuso dall’Istat sulle interruzioni volontarie di gravidanza. Negli ospedali della provincia di Fermo la percentuale di medici obiettori è pari al 90%. Anche nell’Ascolano si registra un’alta densità di obiettori di coscienza (82,4), ma gli aborti vengono garantiti attingendo in mobilità dal personale di altre strutture. La terza percentuale più alta di obiezione di coscienza si regista a Macerata (69%); seguono Pesaro (67%) e Ancona (66,9%). Elevati anche i tempi di attesa per sottoporsi all’intervento: circa 2 settimane per il 20% delle donne marchigiane; più di 21 giorni per il 6%. “Oggi nelle Marche, come in molte altre regioni italiane – ha affermato Riccardo Magi, deputato Radicale di + Europa – per le donne c’è un problema di vedersi garantito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e di ricorrervi con la massima informazione, in totale sicurezza e in tempi rapidi. Questo avviene perché ci sono problemi d’attuazione della legge 194 a causa del numero altissimo di obiettori di coscienza”. ” Il paradosso – ha detto Bonvicini - è che stiamo portando avanti questa campagna per applicare una legge nazionale che non viene rispettata dai servizi sanitari regionali. Per superare il problema, riteniamo necessario indire bandi di concorso per ginecologi non obiettori ed ampliare il coinvolgimento delle cliniche private convenzionate”. Attualmente nelle Marche sono due, una ad Ancona e l’altra a San Benedetto del Tronto, le strutture convenzionate che effettuano interruzioni volontarie di gravidanza.

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