Dalla Politecnica al Mozambico, la storia di Rogério

Dopo il dottorato alla Politecnica torna nel suo paese natale e trova soluzioni per la fertilità del suolo. La storia di Rogerio oggi docente in Mozambico

La prof.ssa Cocco, il prof. Rogerio e il prof. Corti

Un viaggio di ricerca in Mozambico ma non solo. Quello compiuto recentemente dai docenti di Agraria delle Politecnica Giuseppe Corti, Stefania Cocco, Paride D’Ottavio, dall'assegnista Valeria Cardelli e dalla dottoranda Dominique Serrani è stato un viaggio di studio e di ricerca ma anche un momento per incontrare un giovane professore dell’Università di Maputo: Rogério Borguete Alves Rafael. Quest’ultimo dopo aver conseguito il titolo di PhD (dottorato di ricerca) nel 2016 con il Professor Corti presso l’Università Politecnica delle Marche e, una volta rientrato a Maputo, è stato nominato “Head of Soil Science Division” e Researcher in Agriculture, Soil and Environment presso la University Eduardo Mondlane, Faculty of Agronomy and Forestry Engineering Department of Rural Engineering.

Durante la permanenza a Maputo il gruppo dei ricercatori della Politecnica è stato accolto dal Direttore del Dipartimento e da altri colleghi universitari, che hanno confermato l’importanza che sta avendo per loro l’accordo che è stato firmato tra le due Università. In questi ultimi anni infatti è stato portato a termine un grosso progetto finanziato dal Ministero degli Esteri dal titolo: “Sustainable improvement of fertility of acid soils of Mozambique: application of local phosphate rock, limestone and biochar” che è stata la tematica principale del Dottorato di Ricerca di Rogério Borguete Alves, Rafael.

All’arrivo del gruppo marchigiano, Rogerio ha organizzato in Facoltà un seminario di fine progetto, al quale hanno partecipato ricercatori e studenti, tutti molto interessati ai risultati ottenuti. Infatti, la ridotta produttività dei suoli mozambicani (Oxisols da acidi a molto acidi), rappresenta un problema che attanaglia e minaccia l’agricoltura e la salute delle popolazioni rurali, e deve essere affrontato e risolto dalla ricerca scientifica del Paese. Con il suo lavoro Rogerio è riuscito a individuare soluzioni sostenibili sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico, con aumenti di pH e della fertilità del suolo ottenuti addizionando rocce autoctone macinate a differenti dimensioni e ricche di elementi nutritivi, con biochar. Quest’ultimo è stato prodotto utilizzando scarti delle colture che sono stati pirolizzati in una piccola stufa artigianale, autoprodotta, che ogni agricoltore potrebbe realizzare anche a partire da fusti di metalli e altro materiale ferroso. Le produzioni di mais e fagiolo dall’occhio tipiche colture del Paese, sono risultate fortemente incrementate in seguito a questi trattamenti, e i dati relativi alle prove sperimentali sono già disponibili su lavori scientifici pubblicati e in corso di pubblicazione.

A fine giornata, il prof Corti ha presentato anche il nuovo progetto strategico finanziato da UNIVPM: “Discovering terra preta in Mozambique: a model for sustainable agroforestry system to preserve soil, forest and wilderness area”. Per la realizzazione del quale il gruppo di ricerca è partito per un soil survey lungo 2600 chilometri, durante il quale è proseguito lo studio dei suoli mozambicani e le problematiche che li affliggono.

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