Stagione lirica delle Muse 2015, a ottobre in scena la Bohéme e Falstaff

- L'intendimento principale del mio mandato è quello di mantenere ferma e incontestabile l'identità storica del Teatro delle Muse e della sua offerta musicale. Cercando di rispondere nel modo più fedele possibile alle richieste che provengono dal territorio specifico della città di Ancona. Titoli, interpreti, allestimenti non devono e non possono rispondere a logiche astratte e a necessità contingenti, ma solo e soltanto alla necessità culturali della città che esprime e sostiene il suo teatro -.
 
Si è aperta con questa dichiarazione la conferenza stampa di presentazione del progetto del neo direttore artistico della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona, Guido Barbieri, che ha dato le linee del progetto triennale di Lirica che verrà consegnato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo a fine gennaio e ha posto l’accento sui titoli d’opera che verranno messi in scena nella Stagione Lirica 2015.
Al tavolo con Guido Barbieri era presente l’Assessore alla Cultura di Ancona Paolo Marasca.

Le scelte dei prossimi tre anni, rispetto alla Stagione Lirica organizzata dalla Fondazione Teatro delle Muse partono da:
-la ricerca di un equilibrio fertile e produttivo tra tradizione e innovazione. I titoli che verranno proposti nei prossimi tre anni apparterranno, senza alcun dubbio, alla grande tradizione del dramma musicale europeo, a quel repertorio cioè che si colloca tra le stelle polari di Mozart e Puccini. L'innovazione verrà cercata e praticata attraverso gli strumenti grazie ai quali la musica è sempre "contemporanea", ossia le risorse infinite della interpretazione: quella strettamente musicale quella più latamente teatrale. Direttori, cantanti, registi, saranno scelti seguendo le tendenze più avanzate della ricerca teatrale, dell'indagine filologica e dello studio della vocalità.

-la pratica sistematica e costante della coproduzione. Non è più possibile prescindere oggi dalla costruzione di reti a maglie sempre più strette tra i
soggetti che producono lo spettacolo lirico. La ricerca deve muoversi in tutte le direzioni possibili: i teatri di interesse locale, ma anche le fondazioni liriche e le istituzioni straniere. Linfa indispensabile per mantenere alto il livello qualitativo dell'offerta.
-la creazione di un tessuto musicale ampio e il più possibile vario all'interno del quale collocare i due titoli d'opera chela Fondazione Teatro delle Muse è in grado attualmente di realizzare.
- Intorno alle due opere di stagione – ha dichiarato il direttore artistico Guido Barbieri - verrà costruito, a partire dal prossimo mese di ottobre un vero e proprio festival aperto a tutte le istituzioni musicali della città di Ancona e non solo. Tra i due apici delle "prime", al Teatro delle Muse e negli altri spazi cittadini si terranno concerti da camera, concerti sinfonici, piccole rappresentazioni teatrali che risponderanno al tema o ai temi dominanti della stagione -.
 
I titoli scelti per il prossimo ottobre sono particolarmente adatti a costruire intorno alla loro identità una rosa molto ampia di proposte tematiche. Il 9 e 11 ottobre 2015 andrà in scena una edizione tradizionale, ma elegantissima di un titolo storico che non ha certo bisogno di alcuna presentazione: La Bohème di Giacomo Puccini con la direzione d’orchestra di Piergiorgio Morandi, la regia di Mario Pontiggia, le scene di Franceso Zito. Lo spettacolo è in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo.

Il 23 e 25 ottobre sarà invece la volta di un titolo mai andato in scena ad Ancona: Falstaff di Giuseppe Verdi, sul podio Nicola Paskowski, regia di Cristina Muti Mazzavillani. La coproduzione sarà in questo caso con Ravenna Teatri, l'istituzione che unisce insieme Ravenna Festival e il Teatro Alighieri. Un totale di quattro repliche a differenza delle tre totali dello scorso anno. La Stagione Lirica vedrà la collaborazione, come di consueto, della FORM Orchestra Regionale delle Marche e il Coro Lirico “V.Bellini”.
 
Si tratta di due titoli palesemente "a contrasto" sotto il profilo strettamente narrativo e drammaturgico: da un lato un "rito di passaggio" attraverso il quale un gruppo di giovani abitanti del "vecchio secolo" scopre l'esistenza della morte. Dall'altro una malinconica cerimonia di congedo che segna il definitivo ingresso nella ultima età della vita. Un’alba tragica, insomma è un tramonto crepuscolare. Narrate con gli strumenti apparentemente inconciliabili, ma in realtà complementari della tragedia e della commedia. Tanto che il titolo della nuova stagione e del festival che cercherà di generare sarà, semplicemente: "Albe, tramonti". Dalla tragedia della morte alla commedia della vita".

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