Pietro Grasso apre il Festival del Giornalismo: "La mafia teme la parola"

L'incontro col Procuratore antimafia Pietro Grasso ha inaugurato la prima edizione del Festival del giornalismo d'inchiesta città di Osimo, organizzato dallo Ju-Ter club e dal circolo +76. Grande successo per l'iniziativa

Si é aperto ieri il primo Festival del giornalismo d'inchiesta ad Osimo, un evento reso possibile grazie al grande impegno dei ragazzi delle associazioni culturali Ju-Ter Club Osimo e circolo culturale +76. Il festival, che produrrà eventi fino al 20 Ottobre e che presenterà personaggi di grande fama in vari campi professionali, ha aperto ieri al teatro "La Nuova Fenice" con un nome di prestigio: il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

Sul palco di un teatro che ha fatto il pienone, Pietro Grasso ha presentato il suo libro "Liberi tutti" e  ha parlato di Stato e di Mafia, assieme a Francesco La Licata (giornalista per La Stampa). I moderatori della serata sono stati Desy D'Addario (La7) e Roberto Tallevi (Skytg24). L'incontro è stata introdotto dal direttore artistico del teatro Gianni Rossetti e anche il sindaco di Osimo, Stefano Simoncini, ha portato il saluto della città.

E' ancora possibile fare giornalismo d'inchiesta? I giornalisti sono ancora nelle condizioni di fare ricerca della verità? Queste sono le domande che hanno introdotto l'ospite principale, che ha fin da subito rimarcato quanto la professione del giornalista, sotto l'aspetto della ricerca della verità come servizio alla collettività, ha parecchio in comune con quello del magistrato. La Licata ha raccontato come fare giornalismo sia cambiato tantissimo negli ultimi decenni, raccontando anche di quando lui, agli esordi, doveva portare in tasca un gruzzolo di gettoni telefonici per poter chiamare la redazione da una cabina pubblica.

I tempi evolvono, anche rapidamente e la mafia (tutte le mafie) ha una formidabile capacità di adattarsi ai cambiamenti, una specie di grande istinto di conservazione che la porta sempre ad abituarsi ai cambiamenti ambientali e sociali a cui il nostro paese è sottoposto. Per Grasso questo significa una cosa importante: i giornalisti e la magistratura non devono più affrontare la criminalità organizzata come fosse un'emergenza che incombe di tanto in tanto, ma come un problema strutturale. L'attenzione dei cittadini e delle istituzioni non deve mai calare.

"La mafia ha paura della parola" ha detto il procuratore, per questo teme il giornalismo, per questo ha dovuto uccidere Falcone e Borsellino. Anche di loro ha parlato Pietro Grasso, raccontando di come li ha conosciuti, di come con loro, ai tempi del maxi processo, ha lavorato gomito a gomito e di come ogni giorno si scherzasse sulla morte e la si esorcizzasse ogni qual volta si poteva. Come quella volta che, davanti al tribunale di Palermo, si era fermato un furgone dell'Avis e Falcone, ha raccontato Grasso, lo commentò così: "Ma proprio a noi devono chiedere il sangue questi?"
 

Si è parlato del ruolo della Chiesa, che in passato è stata forse troppo indulgente (o addirittura ossequiosa) nei confronti di Cosa Nostra, prima di avvenimenti storici come la dura predica pubblica del Beato Giovanni Paolo II ad Agrigento o il martirio di padre Pino Puglisi, che hanno segnato un vero e proprio punto di svolta. Si è parlato anche di politica, su cui Grasso, riferendosi al processo sulla trattativa Stato-mafia, ha detto che una cosa di questo genere va assolutamente accertata perchè compito della magistratura è accertare la verità, senza pregiudizi. E' ovvio che idealmente non dovrebbe esistere alcuna trattativa tra uno Stato e la mafia. Cosa Nostra ha sempre cercato dei contatti con la politica e lo Stato e, in alcuni momenti della storia, lo Stato ha rischiato di agevolarla, come quando è stato presentato un decreto legge per abolire l'ergastolo.

Purtroppo oggi si deve fare i conti col fatto che le mafie non chiedono più i pizzi e i mafiosi non vanno più in giro con le lupare, oggi le mafie investono, creano accordi con le realtà istituzionali  e sociali e non sono più realtà limitate al sud Italia. Il Procuratore non ha mancato di citare molti esempi positivi di liberi professionisti e commercianti che nella sua terra, la Sicilia, hanno fatto una scelta di campo dicendo no quando i mafiosi hanno bussato alla loro porta. Insomma peggio dei mafiosi forse ci sono coloro che legittimano le mafie e sul tema della partecipazione ha lanciato un monito: "c'è bisogno che tutte le istituzioni e i cittadini scelgano da che parte stare. [...]Chi sta alla finestra a guardare taglia fuori le persone oneste".

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