Reporter di guerra mestiere in estinzione, parla Mimmo Candito

Ieri sera ad Osimo, Mimmo Candito, reporter di guerra, ha parlato di come la sua professione sia mutata nel tempo per due motivi: l'informazione sempre più veloce e in tempo reale e quello di fare le guerre

Ieri sera alle ore 21:00, presso la sala Consiliare del Comune di Osimo, si è tenuto il 5° appuntamento del Festival del Giornalismo d'inchiesta. E' stato ospite della serata Mimmo Candito: reporter di guerra e presidente per l'Italia di "reporter senza frontiere".

Candito ha parlato ininterrottamente per quasi due ore nonostante non avesse nè pranzato nè cenato perché, proprio ieri pomeriggio, ha dovuto scrivere un editoriale per La Stampa su un fatto politico successo a Cuba. Candito ne ha viste di guerre: la guerra del Golfo, Libia, Afghanistan e ha girato il mondo per raccontare rivolte e guerre civili di ogni sorta. Come tutti i reporter di guerra odia la guerra perché lo costringe a vedere migliaia di morti, copri mutilati, cadaveri squarciati, lo strazio del dolore sul viso delle persone. Ma il giornalista deve raccontare i fatti e non è cosa semplice.

Ha parlato di storia, di come è nato il mestiere del reporter, partendo dalla guerra di Crimea, primo caso in cui fu spedito un giornalista per raccontare ciò che accadeva sui fronti bellici. Quel giornalista era William Howard Russel: un cronista irlandese che spedì i suoi articoli di guerra per il "Times" via telegrafo. Ha poi parlato della guerra del Vietnam, un momento storico in cui i reporter sono riusciti a far rendere conto l'opinione pubblica di quello che stava succedendo, provocando reazioni in tutto il mondo. Fino ad arrivare alla guerra del Golfo e all'Afghanistan. Il mestiere del reporter nasce come colui che deve essere elemento di propaganda funzionale alla politica del paese, poi col passare degli anni, diventa quello che racconta la verità, senza filtro e senza pregiudizi.

Ha parlato poi delle mutazioni del giornalismo dei giorni nostri, dove le informazioni viaggiano velocemente, troppo, perché a volte, la necessità di dare informazioni ogni minuto e in tempo reale, mette a repentaglio la qualità di queste.

Raccontare le guerre in definitiva è diventato molto più difficile perchè queste non si combattono più su un campo di battaglia aperto, dove due eserciti si fronteggiano a viso aperto ammazzandosi in uno scontro diretto. Oggi assistiamo a guerre inter-statali, guerriglie perpetrate da bande e gruppi, in condizioni tali per cui una qualsiasi persona, che si trova a camminare per una città, potrebbe trovarsi in mezzo ad uno scontro a fuoco senza nemmeno rendersene conto. In tutto questo anche la professione del reporter è diventata più difficile perchè non basta più raccontare gli scontri a fuoco: è necessario conoscere le armi, le tattiche belliche, le strategie militari e avere una conoscenza politica, diplomatica e militare a 360 gradi.

Sul finale Candito ha poi ripreso il discorso del nuovo giornalismo on line, di internet e dell'immediatezza delle informazioni in tempo reale, rispondendo alla domanda: che fine faranno i giornali e i reporter? Ha risposto, con un po' di amarezza, che forse, tra qualche anno, come hanno smesso di servire le carrozze con l'avvento delle auto, così smetteranno di servire gli inviati perchè si lavorerà esclusivamente dalle redazioni.




 

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