Osimo: la “verità desaparecida” e gli Angeli di San Giuliano

Settimo appuntamento del Festival del Giornalismo di Osimo: si è ripercorsa la tragedia di San Giuliano di Puglia con il magistrato che si occupò delle indagini, la giornalista Lucia Bellaspiga e i genitori delle piccole vittime

Ventisette palloncini bianchi sono stati liberati nel cielo plumbeo: ognuno di loro portava la foto di uno dei 27 bambini rimasti uccisi nel terribile crollo della scuola elementare “Francesco Jovine” a San Giuliano di Puglia, in quel tremendo 31 ottobre del 2002, quando una sopraelevazione in cemento armato costruita senza criterio solo 55 giorni prima crollò su una scuola vecchia di 50 anni, con troppa sabbia e poco cemento nella sua struttura.
Questa la toccante cerimonia che ha aperto la giornata di sabato del Festival del Giornalismo di Inchiesta della Città di Osimo, in cui si è affrontato il tema della “Verità desaparecida” con Lucia Bellaspiga (inviata speciale di Avvenire e scrittrice), Antonio Morelli (Presidente del Comitato “vittime di San Giuliano”), il procuratore Nicola Magrone e l’onorevole Amedeo Ciccanti.

È stato proprio il procuratore Magrone ad aprire l’incontro, in qualità di magistrato che ha seguito il caso riuscendo restando anche umanamente vicino a quei genitori devastati dalla perdita. Magrone ha spiegato come la Jovine – l’unico edificio di tutto il paese a crollare sotto quelle scosse di ottavo grado della scala Mercalli – fosse “una scuola sostanzialmente clandestina”: nessun progetto, nessun calcolo per la sopraelevazione in cemento armato, nessun collaudo, nessun certificato di agibilità. La scuola, ha chiosato efficacemente il magistrato, “Era di per sé un corpo del reato, e terremoto o no sarebbe crollata comunque, anche sotto il peso di una semplice coltre di neve”.

Antonio Morelli, presidente del comitato e prima ancora genitore in lutto perenne (nella disgrazia ha perso una delle sue figlie, Morena, di appena 6 anni, e la voce si strozza ancora per il pianto, perché non basterebbero mille anni a consolare un papà nelle sue condizioni) ricorda una piccola grande verità della società di oggi “Quando c’è un fatto del genere si accendono subito i riflettori, ma il problema non è quello: il problema è quando si spengono”. Il problema, spiega Morelli, è quando si viene lasciati soli: come quando venne pronunciata la sentenza di primo grado, di assoluzione, “una seconda morte dei nostri figli”.
Il comitato continua a lottare e a perseverare nella sua opera fondamentale di sensibilizzazione al tema della sicurezza nelle scuole, e a quello della prevenzione perché, come spiega Ciro, che nel terremoto ha perso due gemellini, “Quando è successo è troppo tardi”.   

La domanda, fondamentale, è proprio quella: “Quanto sono sicure le nostre scuole?”. Il quadro, disegnato dall’Onorevole Ciccanti, non è rassicurante: il 70% degli edifici in cemento armato è stato costruito prima del 1980 e dunque non è a norma, e quelle in muratura sono messe anche peggio, perché solo 1 su 10 risponde ai moderni criteri di sicurezza. Delle circa 40mila scuole a rischio solo 4mila sono state verificate, e servirebbero una cosa come 10 miliardi di euro per effettuare i lavori necessari in tutto il Paese.
San Giuliano, una tragedia inaccettabile per qualunque coscienza e un dolore sempre vivo per tutti i genitori, è stato comunque uno spartiacque: il sacrificio di quei 27 innocenti ha fatto sì che tutte le scuole costruite dopo siano a norma.

L’incontro si è concluso con la consegna della cittadinanza onoraria della città di Osimo ad Antonio Morelli (e con lui a tutto il comitato) da parte del Sindaco di Osimo, Stefano Simoncini, e con la lettura di numerosi messaggi di vicinanza di personaggi famosi, giornalisti e politici che hanno voluto esprimere la loro solidarietà ai genitori di San Giuliano in questa data così importante e così dolorosa: particolarmente toccante il telegramma inviato da Renzo Arbore.

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