Festival di Osimo: Andrea Vianello tra giornalismo e tv

Al Festival del Giornalismo di Inchiesta di Osimo è arrivato anche Andrea Vianello. Il giornalista televisivo, che conduce Agorà, ha parlato di attualità politica, da Berlusconi al rapporto tra politica e Rai

Andrea Vianello

Ancora un nome d'eccellenza ieri sera al Festival del Giornalismo d'Inchiesta città di Osimo: Andrea Vianello, giornalista televisivo, che, tutte le mattine, conduce il programma Agorà.

Si è parlato di giornalismo e televisione. Vianello, ripercorrendo la sua carriera, a partire dai tempi di “Mi manda Rai3”, ha affrontato le peculiarità del giornalismo in tv. Si è soffermato sulla polemiche del filmato del "minorenne di Cittadella" prelevato di forza da una scuola, per cui: è stato lecito mandarle in onda? Per Vianello decisamente si.

Si è poi parlato di Agorà, un programma di approfondimento politico, che è iniziato con i primi vagiti dell'antipolitica, dell’ingresso della cronaca rosa in Italia, di come questa abbia cambiato il modo di fare informazione. Tutto è partito con l'intuizione di Enrico Mentana: è stato il primo a capire ciò di cui aveva bisogno il pubblico in quel momento e fu l'innovatore della cronaca rosa nel suo TG5. Vianello è stato chiaro nel dire che i giornalisti devono essere preparati, bravi, etici... “Ma poi tocca vendere!”. Ecco perchè, soprattutto nella televisione, se sei capace di innovare, riesci a vendere il tuo prodotto e allora vinci. Fosse per lui, si dovrebbe poter intervistare chiunque, anche Totò Rina.

Gianni Rossetti, direttore artistico del Festival e presidente della Scuola di giornalismo di Urbino, ha poi chiesto al presentatore quale fosse secondo lui il politico più difficile da gestire. Vianello non ha esitato: Silvio Berlusconi, per due motivi, uno tecnico e uno politico. Il primo è il fatto che l'ex Presidente del Consiglio tende a parlare molto, senza fare pause e senza chiudere le frasi e questa è una difficoltà non da poco, il secondo motivo è perchè lui ha sempre diviso molto il pubblico, portando i giornalisti ad essere sempre visti o come troppo buoni o troppo ingiusti nei sui confronti. Parlando di Silvio Berlusconi, Vianello ha poi ricordato di quella famosa volta che telefonò nella trasmissione “Ballarò”, cosa fare in quel caso? Mandarlo in onda o no? Situazioni difficili per il conduttore, che non sempre è in grado di prendere decisioni azzeccate. Presente all'incontro anche Filippo Nanni, coautore del famoso programma "Ballarò", che ha precisato che le trasmissioni non si devono pensare come a dei contenitori in cui si inseriscono degli ospiti e poi si lascia che le cose vengano da sé, ogni puntata prevede un grosso lavoro di preparazione ed il conduttore è una figura fondamentale.


Sul finale, l'ospite ha poi ha risposto ad una serie di domande del pubblico. Si è parlato di Rai, il conduttore ha confessato il desiderio di vedere i partiti fuori dall'azienda televisiva nazionale. Oggi la politica lottizza ed è per questo che per alcuni giornalisti è ancora importante mantenere una certa distanza emotiva dalla politica: “Quando la gente mi dice che non si capisce da che parte stia, io lo prendo come un complimento”.




 

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