Alfredo Macchi al festival del giornalismo: "Gli U.S.A dietro la primavera araba"

Ieri pomeriggio, in occasione della seconda giornata del Festival del giornalismo d'inchiesta, Alfredo Macchi, giornalista e reporter di guerra per Mediaset, ha presentato il suo libro "Rivoluzine Spa"

Ieri pomeriggio la città di Osimo, in occasione della seconda giornata del Festival del giornalismo d'inchiesta, ha ospitato Alfredo Macchi: giornalista e reporter di guerra per Mediaset. Gli organizzatori dell'evento, i ragazzi dello Ju-Ter club e del circolo +76, hanno inoltre allestito una mostra fotografica dal titolo “Scatti contemporanei” in cui saranno esposte alcune foto di Macchi. La mostra sarà disponibile per tutto il periodo del festival (fino al 20 Ottobre) ed è allestita in due sale: presso l'atrio del palazzo municipale di Osimo e la sala conferenze delle grotte del Cantinone.

Macchi ieri ha presentato il suo libro dal titolo “Rivoluzioni Spa”, un titolo che cavalca l'uso speciale del termine “Spa” (società per azioni) perchè intende discutere della primavera araba su cui per molto tempo il reporter ha lavorato, ma ne vuole dare una visione e una prospettiva completa, rendendo più nitide le parti oscure della vicenda e che stanno dietro le immagini che sono arrivate alle nostre televisioni. Macchi ha raccontato dunque cosa c'è dietro le rivoluzioni di paesi come l'Egitto, la Tunisia e la Libia, ma senza dietrologia, che è una cosa in cui il giornalista Mediaset non crede.

Il giornalista Mediaset ha potuto scoprire come dietro questi eventi ci sia una regia ben precisa: quella degli Stati Uniti d'America e di alcuni paesi dell'area Saudita. “L'America ha fatto un investimento” - ha detto Macchi – sui fratelli mussulmani e su un Islam moderato affinchè potesse prendere il potere, disarmare il fondamentalismo islamico e modificare a proprio favore alcuni equilibri geo-politici ed economici.

Ha raccontato di quando ha visto uomini essere legati alle mani e ai piedi ed essere fucilati dai ribelli, di quando ha potuto intervistare uno dei leader della rivoluzione in Tunisia nella sua tenda mentre fuori esplodeva la guerra civile, di quando ha visto la bandiera nera dei fondamentalisti islamici essere portata in trionfo in occasione della conquista di alcune città.

mostra scatti contemporanei-3-3In tutto questo il ruolo della comunicazione e dei media ha giocato un ruolo fondamentale perché Macchi ha potuto accedere ai registri delle associazioni finanziate dal Senato degli U.S.A. e ha scoperto come il Dipartimento di Stato americano e grosse aziende private (Coca Cola e Google ad esempio) finanzino “moviment.org”: associazioni che offrono addestramento nella comunicazione, apparecchiature, software e tutta una serie di know how a gruppi di ribelli perchè questi siano in grado di aggirare qualsiasi forma di censura mediatica presente in uno stato dittatoriale o di regime.

Insomma è davvero possibile che la primavera araba sia scoppiata perché un uomo si è dato fuoco  in una pizza per protesta? Forse, ma Macchi ha ricordato come quell'uomo non sia stato il primo e come in altre zone siano sempre scoppiate rivolte che poi non sono andate alla ribalta della cronaca mondiale. Questa volta però c'é stata una differenza sostanziale: l'uomo suicida è stato ripreso da un videofonino e il video è stato lanciato da Al Jazeera. Insomma oggi le guerre si combattono con la comunicazione, con i social, con il web 2.0 e qualsiasi mossa vista in un video, una bandiera bruciata, un simbolo portato in trionfo, un gesto, qualsiasi cosa potrebbe non esser casuale.

Tutto questo raccontato in un libro perché è il modo più completo possibile con sui si possa raccontare, da buon giornalista, la propria verità sui fatti alla collettività. Si é anche parlato di giornalismo in Italia, dove l'inchiesta si sta impoverendo e i tempi diventano sempre più stretti a discapito di un prodotto di qualità. Macchi ha infatti parlato della scuola giornalistica anglo-sassone, invitando tutti a recuperare quel tipo di cultura giornalistica, che impone di raccogliere tutte le verità di un fatto, in cui l'autore non esprimere dei giudizi e ha il solo di essere portatore di verità, una verità che può sempre mutare. Un motivo questo per cui il giornalista non deve mai rinunciare alla verità ed essere sempre pronto a mettere in discussione le proprie convinzioni.
 

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