Tari, «l'Amministrazione si faccia carico dell'errore»: i commercialisti invitano alla cautela

Dopo l’interrogazione parlamentare del M5S su tariffe gonfiate in alcuni comuni, tra cui Ancona, l’ opposizione locale passa all’attacco. I commercialisti però predicano cautela

foto di repertorio

La questione Tari alza la bufera su Palazzo del Popolo. Dopo l’interrogazione parlamentare a Montecitorio del deputato M5S Giuseppe L’Abbate su tariffe gonfiate in alcuni comuni, tra cui Ancona, l’ opposizione locale passa all’attacco. Le critiche prendono spunto dalla risposta rilasciata proprio durante il Question time dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che ha spiegato come, nel caso di un’utenza composta da casa, garage e cantina, la parte variabile della tassa vada considerata una sola volta: «Di conseguenza, un diverso modus operandi dei Comuni, che determina una tariffa più elevata, non trova supporto normativo. 

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Opposizioni all’attacco

A prendere una posizione netta, dopo le parole di Baretta, c’è il consigliere del Movimento 5 Stelle di Ancona, Maria Ausilia Gambacorta, che da commercialista fa il punto su come si compone la Tari e come andrebbe calcolata. «La tassa si compone di una quota fissa, calcolata sui metri dell’abitazione, e una parte variabile conteggiata in base al numero dei componenti che ci vivono. Ad Ancona la parte variabile è calcolata anche sulle pertinenze (garage, cantine, box, etc) e sugli annessi accatastati con la sigla C6. Non dovrebbe essere così. La quota variabile andrebbe calcolata una sola volta sull'insieme di casa e pertinenze immobiliari, chi ha un’abitazione con 125 metri quadrati complessivi, di cui 100 di casa, 15 di garage e 10 di cantina ha pagato la quota variabile non una, come dovrebbe essere, ma tre volte. Il risultato? Bolletta quasi raddoppiata». All’attacco anche Forza Italia, che sta predisponendo un pool di commercialisti per esaminare i calcoli effettuati dall’amministrazione: «L'amministrazione comunale deve farsi carico dell'errore e predisporre una metodologia di recupero delle somme in eccesso richieste e pagate da parte dei cittadini. Ho già predisposto una interrogazione urgente da svolgere nel prossimo consiglio comunale per mettere l'amministrazione davanti alla responsabilità dell'errore e sentire come hanno pensato di ovviare all'ennesimo sopruso nei confronti degli anconetani» sostiene il capogruppo Daniele Berardinelli, secondo cui l'errore di calcolo sarebbe stato portato avanti per almeno gli ultimi tre anni. 

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L’interpretazione del Comune

Insomma, errore o scelta interpretativa? Fabio Fiorillo, assessore alle Politiche Economiche del Comune, spiega che «Non si tratta di risorse che il Comune ha "indebitamente" preso ai cittadini quanto di una differente interpretazione della legge su come tali costi dovessero essere distribuiti tra i cittadini stessi». L'interpretazione data dal Comune di Ancona, precisa Fiorillo, è indicata nel regolamento comunale che viene inviato al Ministero dell'Economia e delle Finanze. «In presenza di applicazioni scorrette delle norme il regolamento può essere inviato nuovamente ai Comuni per le opportune correzioni e il regolamento del Comune di Ancona non ha ricevuto osservazioni sul punto in questione. L' interpretazione della norma adottata dal Comune di Ancona- conlcude l'assessore- pur attribuendo alle utenze con pertinenze separate dall'abitazione principale  (come ad esempio un garage non nello stesso stabile dell'abitazione)  una media di circa 30 euro annue in più, riduce il peso sulle famiglie che abitano in case senza pertinenze separate,  in particolare quello sulle famiglie più numerose e che abitano in case di piccola dimensione». 

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L’Ordine dei Commercialisti

«Un garage non produce rifiuti e non posso prenderlo come base di calcolo dell’imposta» spiega il Presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Ancona, Stefano Coppola, che però predica cautela in attesa di specifiche da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze: «Ancona, come altri comuni, avrebbe tenuto conto delle pertinenze, cosa che potrebbe aver influito in modo diverso nell’applicazione. L’opinione del sottosegretario però non ha valore normativo né amministrativo, perché gli uffici si adeguino è necessario che ci sia una circolare ministeriale o una risoluzione dello stesso Ministero- ha spiegato Coppola- solo dopo l’amministrazione ha l’obbligo di adeguarsi e a tutt’ora siamo ancora nella fase delle ipotesi. Adesso è presto per dire se sia stato un errore da parte del Comune». Un buco normativo? «Parlerei di normativa di difficile interpretazione, il terreno tributario è molto scivoloso e anche l'amministrazione può sbagliare in buona fede- conclude Coppola- in Italia le norme sono scritte malissimo e come sbaglia il contribuente può aver sbagliato anche il Comune. L'aministrazione dovrebbe cambiare il regolamento, perché se lo tiene in piedi sbaglia anche il prossimo anno allora si potrebbe creare un problema di bilancio. Con il tempo, insomma, il problema potrebbe diventare ancora più grosso»
 

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