Le donne guadagnano il 29% in meno rispetto agli uomini: l’8 Marzo di denuncia dei sindacati

Cgil, Cisl e Uil hanno presentato il rapporto su “Donne e lavoro nelle Marche” alla Loggia dei Mercanti

da sinistra: Barbaresi (Cgil), Mazzucchelli (Uil) e Ilari (Cisl)

La retribuzione media di una donna è inferiore di quasi il 29% e oltre il 42% dichiara di sentirsi discriminata per eventuali assenze, mansioni o pregiudizi. È la situazione delle lavoratrici marchigiane che emerge dallo studio presentato questa mattina alla Loggia dei Mercanti durante il convegno “Donne e lavoro nelle Marche” organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Uno studio realizzato in collaborazione con la l’Università Politecnica delle Marche, condotto attraverso questionari, somministrati tra giugno e agosto 2018, su un campione di 810 donne di cui la maggior parte, pari all’89,8 %, lavoratrici dipendenti e con un contratto a tempo indeterminato. Per quanto riguarda i salari, il 18,4% guadagna meno di 1.000 euro mensili netti, quasi la metà guadagna dai 1.000 ai 1.500 euro e il 34,4% va oltre i 1.500 euro mensili. Sul tavolo dei relatori, Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche, Cristiana Ilari, segretaria regionale Cisl Marche e Claudia Mazzucchelli, segretaria regionale Uil Marche.

«Nelle Marche – si legge in una nota - le opportunità di lavoro per le donne sono cresciute molto velocemente negli ultimi due decenni ma la componente femminile della forza lavoro mostra la necessità di avere un titolo di studio più elevato di quello maschile per competere sul mercato del lavoro locale. Nell’era digitale, i processi di innovazione richiedono per le donne competenze ad altissimo livello per avere un ruolo di primo piano nella cosiddetta “quarta rivoluzione industriale. Per quanto riguarda la conciliazione tempi di vita-lavoro, le donne che lavorano non hanno vita facile in termini di tempi: l’occupazione femminile è molto condizionata dagli impegni familiari e questa indagine conferma che il lavoro domestico e di cura pesa decisamente sulle donne». Per Cgil, Cisl e Uil, a tutto questo non c’è un’unica soluzione ma una «concorrenza sinergica di azioni con il ruolo importante della contrattazione, da quella nazionale a quella aziendale e territoriale, un sistema di welfare moderno e adeguato ai bisogni delle persone ma anche una cultura del valore che deve comprendere tutti gli spazi del nostro vivere».

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