La birra al posto degli elettrodomestici: «Turismo e sapori sono la nuova industria»

Giovanna Merloni chiusa la parentesi di Ardo ha avviato un birrificio artigianale. Il punto su Fabriano: «Il sindaco 5 Stelle può essere la svolta»

Giovanna Merloni con il marito Piero Costanzi nella sala degustazione di IBeer

C'era una volta la Fabriano dei Merloni. Oggi, dopo la crisi economica e alla ricerca di un nuovo futuro imprenditoriale e occupazionale, la Città della Carta cerca di voltare pagina. Voglia di novità che, in campo politico, si è concretizzata con la vittoria del Movimento 5 Stelle, con il sindaco Gabriele Santarelli, alle recenti elezioni Comunali dopo decenni di centrosinistra a trazione moderata. Di cambiamenti ne sa qualcosa anche Giovanna Merloni, figlia di Antonio, ultima presidente della Antonio merloni spa, azienda terzista nel settore degli elettrodomestici, la cui attività è stata dichiarata cessata dal Tribunale di Ancona nel 2012 dopo un periodo di amministrazione controllata. Giovanna, con il marito Piero Costanzi, ha avviato da qualche anno un birrificio artigianale in località Collegiglioni. IBeer nasce nel 2013 dal recupero di una casa colonica. Quello che era un soppalco per stipare il fieno è oggi un'elegante sala degustazione con vista sul laboratorio che lavora l'orzo prodotto su terreni della stessa azienda agricola. In qualche anno il birrificio è arrivato a produrre 1000 ettolitri l'anno e a esportare anche in Ucraina, Francia e Nord Europa, soprattutto Svezia. Recentemente il birrificio è stato menzionato sulla guida Birre d'Italia di Slow Food. Ma come si passa dalle lavatrici alla birra? «Fin da piccola – racconta l'imprenditrice – la cucina mi ha sempre interessata e parallelamente agli studi universitari ho seguito corsi di enologia. Un po' è stata passione. Un po' anche l'indole. Diciamo che tutto è nato come un hobby per non restare a casa a fare "solo" la mamma».

birra fabriano-3Facciamo un passo indietro, la crisi della Antonio Merloni. «Quando ho lavorato lì c'era già aria di crisi ma si continua ad assumere. Le circostanze ci hanno impedito di andare avanti: quel modello di impresa non era più adatto. A differenza di altri Merloni, abbiamo avuto il vantaggio di essere i primi e questo ha consentito ammortizzatori sociali migliori e più duraturi. Gli altri? Il nostro desiderio è che la crisi coinvolgesse meno persone possibile e nel modo meno doloroso possibile, gli stranieri potrebbero non avere lo stesso legame con il territorio». 

Poi che è successo? «Mio padre aveva avuto in eredità circa 100 ettari di terra tra Fabriano e Albacina con questo casolare. Inizialmente ho pensato al vino ma non è semplicissimo, né economico rilanciare un'azienda vinicola. È stato un amico a consigliarmi il mondo della birra. All'inizio pensavamo solo alle vendite locali. Un'attività da signora annoiata».

E invece. «È arrivata la voglia di crescere, di svilupparsi e così ci siamo allargati». 

Che siano le pinte il simbolo del futuro economico dell'area? 

«Chiaro che una nuova impresa associata al mio cognome ha fatto pensare questo a molti e non nego che mi piacerebbe far ripartire l'attività industriale. Con cautela, però perché gli investimenti vanno sempre fatti a piccoli passi»

Come siete partiti? «Da quatto birre nate un po' per seguire il mercato per poi specializzarci in altre. Io metto a punto le ricette e mi occupo del marketing, Piero di produzione e contatti con l'estero. Sperimentiamo tanto. Io sono fan delle birre anglosassoni, molto profumate, corpo medio, gradazioni alcoliche non elevate, gasatura leggera e bollicina non invadente. Hanno tutte queste caratteristiche perché sono più abbinabili facilmente alla ristorazione».

Abbinamenti come si fa per il vino? «In un momento in cui tutti cercano di entrare nei pub io ho seguito la strada per enoteche e ristoranti perché sono convinta che ci sia spazio per abbinamenti birra cibo. Abbiamo partecipato ad eventi di Slow Food e diversi ristoranti stanno lavorando con i nostri prodotti come l'Arnia del Cuciniere di Falconara o il Marchese del Grillo di Fabriano». 

E piacciono? «Sono birre semplici anche se di effetto, studiate per abbinamenti ma anche dotate di vita propria. Ci piace esaltare il concetto di km 0. L'orzo lo produciamo noi. Il resto degli ingredienti cerchiamo di reperirlo sul territorio. Anche la canapa».

Fate birra alla canapa? «La St'Orta. È una birra agricola ad alta fermentazione, stile blanche, con aggiunta di fiori di canapa. Ma non si tratta di una novità. Quasi un secolo fa nella nostra zona c'era largo utilizzo di questa pianta. Mattia Guarnera, nella zona di Jesi, è stato uno dei primi a riprenderne la coltivazione e a riproporla per la birra. Noi siamo riusciti a fare il nostro primo raccolto lo scorso luglio, organizzando un evento di raccolta al quale hanno partecipato tanti appassionati».

Vi vengono a trovare turisti? «Ci sono agenzie viaggi che organizzano trekking in zona e ci scelgono per una sosta del gusto. C'è uno scambio cordiale con l'hotel Le Grotte. Penso che lo sviluppo dell'enogastronomia sia una mossa vincente per aumentare il turismo. Chi viaggia si deve pur alimentare, no? È giusto quindi pensare a fare business in maniera seria anche per far ricordare il territorio utilizzando ingredienti che si trovano solo sul posto».

E il turismo può essere per Fabriano ciò che è stata l'industria prima della crisi? «Per quanto stiano spuntando come funghi piccoli locali ed enoteche, ho l'impressione ci sia ancora poco potere di acquisto. In una città dove c'è poco lavoro non è facile tenere in piedi un giro di consumatori. Il turismo c'è ma manca mentalità che hanno altri paesi come Gubbio. Siamo nati operai, siamo ancora poco propensi ad accogliere: esci in mezzo alla settimana e trovi tutti locali chiusi mentre invece altre città sono sempre aperte. Le Marche, in generale, sono una regione ricca di tante risorse che andrebbero valorizzate. Si potrebbe puntare tantissimo sul turismo».

Cosa servirebbe a Fabriano? «Una rivoluzione culturale. L'assessorato al Turismo deve fare passi da gigante perché manca ancora quel flusso di visite continuativo che creerebbe benessere».

Una rivoluzione c'è stata in Comune. «Il nuovo sindaco? Non lo conosco ma penso che il cambiamento sia positivo. Santarelli è un giovane e sembra una persona dinamica. È troppo presto per giudicare ma in giro sento buoni commenti. Sicuramente rappresenta, per età, la fascia di popolazione che deve andare avanti. Lui potrebbe essere la svolta. Poi, certo, tutti i passaggi non sono né rapidi, né indolori. Servirà del tempo».

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