Il mondo snobba le imprese anconetane, export a picco

I dati sono stati raccolti e analizzati nel Monitor dei distretti Industriali delle Marche curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo

Da sinistra: Tito Nocentini, Diego Mingarelli, Massimiliano Polacco e Giovanni Foresti

Export in calo del 4,3% per le imprese marchigiane che nel 2017 registra una frenata verso Regno Unito, USA, Francia e Germania ma, contemporaneamente, un aumento complessivo delle vendite in Russia e in Cina. Sono dati agrodolci quelli raccolti e analizzati nel Monitor dei distretti Industriali delle Marche curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. In provincia di Ancona soffre il settore cartario di Fabriano che segna un calo dell’export del 9,4%, voragine che la ricerca attribuisce alla decisione della Banca Centrale Indiana di non acquistare più cartamoneta dall’Italia ma anche della forte riduzione della domanda di carta per la stampa di banconote da parte della BCE. A picco anche l’export delle cappe aspiranti ed elettrodomestici fabrianesi (-20,1%) ed è in flessione, seppur lieve, anche il dato relativo agli strumenti musicali di Castelfidardo (-1,3%) che registrano una frenata specialmente nelle vendite in Germania, Francia, Corea del Sud e Paesi Bassi: «La politica estera va di pari passo con la politica economica, ma qualche volta noi italiani ce lo dimentichiamo» ha commentato il vicepresidente della Camera di Commercio di Ancona, Massimiliano Polacco, che ha presentato i dati insieme al direttore regionale di Intesa Sanpaolo Tito Nocentini, a Giovanni Foresti e Carla Sarius della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo e Diego Mingarelli, presidente della Piccola Industria di Confindustria Marche. Proprio Intesa Sanpaolo ha erogato nelle Marche 212 milioni di cui 129 a imprese. 

L’analisi dell’export regionale è stata effettuata esaminando 933 imprese di 9 distretti industriali: quelli del sistema casa (cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano e cucine di Pesaro), meccanica (macchine utensili e per il legno di Pesaro), carta di Fabriano, moda (calzature di fermo, pelletteria di Tolentino, abbigliamento marchigiano e Jeans Valley di Montefeltro) e strumenti musicali di Castelfidardo. I distretti elencati hanno fatturato complessivamente 9,7 miliardi di euro tra il 2008 e il 2016  e nonostante il calo dell’export resta forte la capacità di creare valore aggiunto: il surplus commerciale dei nove distretti elencati corrisponde al 60% di avanzo delle Marche (2,9 miliardi di euro). 

Positiva e non di poco la tendenza del settore delle macchine utensili pesaresi con un export del +7,2% e un 7° posto nella classifica nazionale dei distretti migliori per crescita e redditività (70,3%). Lievemente in calo i flussi dei calzaturifici di Fermo (-1,7%) che registrano un aumento dell’export verso la Russia ma allo stesso tempo un rallentamento verso USA, Francia e Belgio. Rallenta anche l’abbigliamento marchigiano dell’1-9% e la Jeans Valley di Montefeltro (-2,5%). La ricerca ha anche registrato che negli ultimi 10 anni le aziende marchigiane sono numericamente diminuite, ma sono cresciute le dimensioni medie. Il futuro lascia ben sperare: le Marche si piazzano al 3° posto nella classifica delle imprese amministrate dagli under 35 con 94 aziende su 1.614 nazionali. Solo Campania (16,7%) e Puglia (13,5%) hanno una diffusione più capillare nei rispettivi territori.
 

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