Crisi, Unioncamere Marche: “Il motore ancora non riparte”

Ancora in calo produzione, fatturato e ordinativi. Positivi i dati per il mobile, l'export e le imprese con più di 50 dipendenti. Difficoltà più accentuate per il calzaturiero, per gli artigiani e per le imprese con meno di 10 dipendenti

Sistema produttivo marchigiano, il motore ancora non riparte. Dall’indagine trimestrale “Giuria della congiuntura”, realizzata dal Centro Studi di Unioncamere Marche, emergono dati positivi soltanto per il settore del mobile, per il fatturato e gli ordinativi dall’estero e per le imprese con più di cinquanta dipendenti. Per il resto del comparto manifatturiero è ancora recessione. In particolare per le calzature che nell’ultimo trimestre del 2013 hanno registrato un calo di tutti gli indicatori, con l’eccezione del fatturato estero (+0,4), e sperano nel traino del Micam per una inversione di tendenza.  

“La situazione di crisi” spiega il presidente di Unioncamere Marche Adriano Federici, “che trova conferma nei drammatici dati sulla disoccupazione resi noti dall’Istat, continua a mettere a dura prova le basi del sistema imprenditoriale di una regione, come le Marche, che ha fatto della piccola industria manifatturiera la spina dorsale della propria economia. Per fortuna continuano a tenere le esportazioni, con il fatturato estero che è aumentato anche nell’ultimo trimestre del 2013 dello 0,9%, mentre ancora meglio è andata per gli ordinativi, in crescita del 2,5%. Un risultato ottenuto anche grazie all’impegno del sistema camerale marchigiano e delle aziende speciali delle Camere di commercio, che in collaborazione con la Regione e le associazioni di categoria, promuovono le  nostre imprese all’estero e nei principali  eventi fieristici.”

 Il Centro Studi Unioncamere Marche ha reso noti anche i dati sulle imprese marchigiane che hanno investito nel 2013. Sono state il 26% del  totale. Tra queste, il 65% ha aumentato i propri investimenti rispetto al 2012.

“Questo significa” precisa Federici “da un lato che le aziende marchigiane vogliono reagire alla crisi, dall’altro che si rendono conto che soltanto investendo si può creare quel valore aggiunto in grado di far elevare le nostre aziende rispetto alla concorrenza del mercato globale. Il 52% ha investito per l’acquisto di impianti e macchinari, di cui il 28% per introdurre processi innovativi. L’11% per migliorare i prodotti esistenti e l’8% per introdurre nuovi prodotti. Il resto per brevetti, distribuzione, informatica, capannoni.”

LE PREVISIONI. Le imprese marchigiane intervistate dal Centro Studi Unioncamere Marche restano prudenti. La stragrande maggioranza (57%) si aspetta una produzione sostanzialmente invariata per la fine del mese di marzo e poco meno (55%) sono quelli che manterranno stabile il fatturato. Ordinativi in “stand by” per il 60% delle imprese. A prevedere un aumento di produzione e fatturato sono 19 imprese su 100 mentre il 16% si aspetta un incremento degli ordinativi. Produzione, fatturato e ordinativi previsti in ulteriore calo per una impresa marchigiana su quattro.

Esaminando i dati del Centro Studi Unioncamere Marche nel dettaglio, emerge un calo della produzione e degli ordinativi,  tra settembre e dicembre 2013, del 4,2%, mentre il fatturato flette del 3,6%. Anche nell’ultimo trimestre del 2013, la crisi ha colpito più pesantemente l’artigianato (produzione –6,1%) e le imprese con meno di dieci dipendenti (-6,3%), mentre la produzione aumenta nelle imprese con più di cinquanta dipendenti (+2,3%).

Tra i settori soltanto il mobile registra un aumento della produzione (+1%), del fatturato (+0,9) e degli ordinativi (+0,5). Per gli altri settori manifatturieri i cali di produzione e fatturato oscillano tra il 3 e il 5%, con il picco negativo delle calzature che vedono la produzione calare dell’8,2%, il fatturato del 6,7, gli ordinativi del 7% e gli ordinativi esteri dell’1%.

Per quanto riguarda il territorio marchigiano, le difficoltà del distretto calzaturiero si ripercuotono sul sistema produttivo del fermano (produzione meno 7,3%) e del maceratese (-4,7) mentre Ascoli Piceno perde il 4,2%, Ancona il 3,2 e Pesaro Urbino il 3%.
Le imprese manifatturiere marchigiane, secondo la “Giuria della Congiuntura” possono contare su 4,6 settimane di produzione assicurata. Per soddisfare le richieste del mercato, gli impianti vengono utilizzati al 77,1% della loro capacità produttiva.

Infine i dati sulla cassa integrazione. Nell’ultimo trimestre del 2013 ha superato, nelle Marche, i 9 milioni di ore di cui 3,7 milioni straordinaria, 2,9 milioni ordinaria e 2,5 in deroga.

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