Uno scalo verso il futuro, Ancona studia il Nord Europa e vuole il suo porto 5.0

Il convegno ha delineato degli sviluppi dell'economia del mare e una ricerca ha messo a fuoco le caratteristiche di cui dotare il porto dorico per avvicnarlo ai grandi scali nordeuropei

Da sinistra: Claudio Schiavoni, Tito Nocentini, Rodolfo Giampieri, Andrea Morandi e Massimo Deandreis

La fotografia del presente è data dal milione di croceristi l’anno e dagli 11 milioni di tonnellate di merci movimentate nel corso del 2017. Il futuro verso cui traghettare il porto di Ancona è quello di uno scalo 5.0, ovvero all’altezza dei maggiori porti europei con punti di forza nell’ internalizzazione e nella intermodalità. Come trasformare Ancona nel porto del domani, capace di sfruttare appieno l’economia del mare, è stato il tema affrontato in un convegno nella sede dell’ Autorità Portuale organizzato da Banca Intesa Sanpaolo, insieme a Regione Marche, Confindustria Marche e Federagenti. 

Il futuro prossimo del porto

Il futuro prossimo per lo scalo anconetano ha già una data importante: il 2 luglio il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, Rodolfo Giampieri, sarà a Roma nell’ufficio del direttore generale del Ministero dei Trasporti. L’incontro sarà propedeutico a quello con il nuovo ministro Danilo Toninelli per fare il punto sul potenziamento del bacino della Fincantieri. Lavori che serviranno a dotare il cantiere di nuove infrastrutture tra cui una banchina più lunga per costruire navi da crociera di tonnellaggio doppio rispetto alle commesse attuali. Il futuro passa anche sulle rotaie e sulle grandi navi cargo, in una parola: intermodalità. «Abbiamo un progetto esecutivo di rotaie che arriveranno in banchina, nella parte commerciale, sono stati stanziati già 2milioni e 900 mila euro e saremo in grado di fare interi blocchi treno da 650 metri capaci di partire da Ancona per arrivare al centro dell’Europa- spiega Giampieri- stiamo lavorando anche per un dragaggio alla banchina 26, la più grande destinata alle portacontainer, ci sono stati problemi burocratici ma entro un anno contiamo di far arrivare navi che portano fino a 8.000 container e nell’Adriatico solo noi e Trieste saremo in grado di avere questa capacità». L’intermodalità delle merci non prescinde dalla realizzazione della viabilità in uscita dal porto: « Speriamo che il nuovo governo la prenda come priorità. Il raddoppio della Statale 16 è stato finanziato e nel piano Anas 16-20, il collegamento tra parte bassa torrette e ss16 dovrebbe essere alla fase finale della progettazione». A definire le caratteristiche del porto del futuro sono stati Massimo Deandreis e Alessandro Panaro, direttore del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e responsabile dell’area Maritime Economy dello stesso SRM. Presenti anche i vertici di Banca Intesa Sanpaolo con il direttore regionale per Marche, Emilia Romagna, Abruzzo e Molise Tito Nocentini insieme al direttore commerciale Stefania Bergamaschi. A rappresentare Confindustria Marche Nord c’era il neopresidente Claudio Schiavoni, per la Regione il responsabile Attività Produttive Massimo Giulimondi e Andrea Morandi, presidente di Federagenti. 

Il porto 5.0 

Il porto ideale rispetta 5 caratteristiche: Innovazione, internazionalizzazione, formazione, intermodalità e marketing. «Deve essere motore dell’innovazione» ha spiegato Deandreis, portando come esempio il porto di Amburgo che include un centro di formazione logistica, praticamente una facoltà universitaria. Tra i requisiti fondamentali c’è la capacità di muovere via terra, ma il meno possibile su gomma, le merci sbarcate: «Un porto così attrae anche nel marketing- conclude Deandreis- e non è un modello riservato solo ai grandi porti nordeuropei, ma anche a quello di Ancona». Lo scalo dorico, continua Deandreis risente dell’influsso benefico dovuto al raddoppio del canale di Suez che ha intensificato il transito delle merci nel mar Mediterraneo e i dati sono stati presentati da Alessandro Panaro: i mercati import-export di riferimento per Ancona sono Medioriente e Nordafrica (34% degli scambi) ed Est Asia (22%) con cui si commerciano prevalentemente macchinari (27%), rinfuse liquide (21%) tessile e metalli (11%). A trascinare il traffico passeggeri è il viavai con la Grecia (73% del totale). Il Ro-Ro, ovvero l’imbarco e sbarco di veicoli gommati, è incrementato del 4,7% nell’ultimo anno. 

Intorno al porto

Nelle Marche, rileva Tito Nocentini, ci sono oltre 7.300 imprese collegate all’economia del mare: «C’è la logistica integrata, la cantieristica, l’ittica, la crocieristica e il trasporto passeggeri. Il 30% dell’import-export passa per il porto di Ancona e se ci mettiamo i flussi dall’Abruzzo arriviamo a un valore di merci per oltre 8 miliardi annui. Il nostro gruppo sostiene il settore dei trasporti e della logistica e il porto non può che essere il volano per lo sviluppo del territorio- prosegue Nocentini- Spero di non vedere un Mediterraneo non più solo fonte di paura e di rischio ma, al contrario, di opportunità da cogliere». Claudio Schiavoni, dopo aver citato la cantieristica come fonte di sviluppo per l’economia marittima, chiama l’ammnistrazione appena reinsediata: «L’economia del mare è legata anche al turismo e Ancona non è una città con altissima vocazione in questo senso. Bisogna aiutare il commercio e l’intera città a crescere sotto questo punto di vista».

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