Confartigianato, nella Provincia imprese artigiane in calo dell'1,3%

Le imprese erano 12.083 al 30 giugno del 2014, diminuite a 11.925 al primo semestre di quest'anno. Una flessione che ha interessato in particolar modo le attività artigiane delle costruzioni e del manufatturiero

Nel culmine dell’estate le imprese artigiane della Provincia di Ancona si interrogano sulla ripresa pronte ad un autunno che si potrebbe prospettare "caldo ": le difficoltà che hanno caratterizzato gli ultimi anni non sembrano voler mollare la presa e i segnali positivi sono ancora flebili. Questo è quanto emerge infatti da una elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati Unioncamere - Infocamere.

In un anno sono calate dell’1,3% le imprese artigiane registrate nella Provincia di Ancona. Erano 12.083 al 30 giugno del 2014, diminuite a 11.925 (158 in meno) al primo semestre di quest’anno. Una flessione che ha interessato in particolar modo le attività artigiane delle costruzioni (- 2,5% di imprese registrate in un anno, pari a 110 imprese in meno) e del manifatturiero (- 2,1%, con la perdita di 63 aziende).

Aprono meno imprese e ne chiudono di più. Stando all’elaborazione della Confartigianato, nei primi sei mesi del 2015 si sono iscritte 202 nuove imprese artigiane e hanno cessato attività in 197 per un saldo di + 5. Nel corrispettivo periodo del 2014 si erano verificate 223 aperture e 168 cessazioni per un complessivo + 55.

Sono proprio i settori tradizionali quelli in maggiore affanno. Se nel primo semestre 2014 manifatturiero e costruzioni riportavano, tra iscrizioni e chiusure, un saldo positivo rispettivamente di + 16 e +  13, al 30 giugno di quest’anno sono in passivo di - 12 e - 9. Solo i servizi mantengono un andamento positivo, soprattutto quelli alle persone, e chiudono i primi sei mesi del 2015 con +5 (servizi alle imprese) e  +22 (servizi alle persone).

Il sistema economico soffre ancora e sono tanti i freni che rallentano la ripresa a partire dalla pressione fiscale insostenibile, afferma la Confartigianato.

Da tempo siamo in attesa di una ripresa, o forse bisognerebbe parlare di nuovo inizio, di una ripartenza dell’economia . Occorre infatti essere consapevoli che, quando finalmente usciremo da questi momenti di difficoltà, niente sarà più come prima. È quindi necessario un cambio di rotta anche da parte delle imprese.

Il settore dell’innovazione, ad esempio, ha fatto passi velocissimi. Oggi assistiamo a fenomeni che fino a cinque anni fa erano impensabili: tecnologie laser, robotica, stampanti 3d, presenza operativa del web e dell'intangibile. Ogni impresa è immersa in questo mondo e deve confrontarsi con esso, adeguando non solo il prodotto, ma anche e soprattutto il processo produttivo per renderlo più efficiente e al passo con i tempi.

Le imprese del  nostro territorio dimostrano una tenace resilienza alla crisi in atto; tuttavia servono interventi importanti che sostengano investimenti e innovazione se si vuole innescare una ripresa che sia concreta e di rilancio. La nostra economia è stata colpita in modo molto importante dalla crisi,  soprattutto nei settori più tradizionali che hanno risentito maggiormente del calo dei consumi interni.

Non sono più rinviabili politiche economiche e di sviluppo finalizzate a rafforzare il sistema delle imprese e la microimprenditorialità diffusa, garantendo ed assicurando, innanzi tutto, un accesso al credito e a costi contenuti per le imprese. Occorre anche dare maggiore slancio alle opere pubbliche, con appalti a portata di piccola impresa.

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