Biogas, Coldiretti: “Bloccare le megacentrali già autorizzate”

L'associazione degli agricoltori: "La legge sul biogas arriva in ritardo di due anni. Ora fermare le autorizzazioni prima che venga stravolto l'assetto dell'agricoltura marchigiana e compromessa la produzione di cibo"

“La legge sul biogas arriva in ritardo di due anni, tanti ne sono passati dall’approvazione delle linee guida con le quali il Ministero, nel settembre 2010, invitava le Regioni a legiferare in materia, ma ora serve fermare le autorizzazioni alla realizzazione delle megacentrali, prima che stravolgano totalmente l’assetto dell’agricoltura marchigiana, compromettendo la produzione di cibo”.

A sottolinearlo è la Coldiretti Marche, in merito al provvedimento relativo alle aree non idonee ad accogliere impianti: “Una scelta condivisibile, considerato che Coldiretti si è da sempre espressa in favore dell’introduzione di opportuni criteri di bilanciamento tra la necessità di favorire la diffusione delle fonti rinnovabili e i loro impatti sul territorio”.

Il problema, secondo l’associazione degli agricoltori, è che giunge con troppo ritardo rispetto a quanto disposto a suo tempo dal Ministero, ponendo l’interrogativo di come fermare le megacentrali già autorizzate, le quali – sostengono i coltivatori diretti – devono essere subito bloccate, anche per evitare che succeda nel biogas quanto accaduto per il fotovoltaico a terra.

“Nel caso delle grandi centrali con colture appositamente dedicate, per ogni mille kilowatt di potenza occorrono circa cinquecento ettari di mais: il via libera della Regione porterebbe a stravolgere le nostre campagne, a danno della produzione di cibo – denuncia Giannalberto Luzi, presidente di Coldiretti Marche -. Restiamo convinti che sul biogas e le rinnovabili in generale occorra privilegiare gli impianti a misura di territorio realizzati dalle aziende agricole per il proprio fabbisogno e dire no alla diffusione di grandi impianti di tipo industriale dall’impatto eccessivamente pesante sul territorio, che potrebbero avere riflessi negativi anche sull’assetto e sui prezzi delle produzioni agricole, aprendo il campo a speculazioni, peraltro già favorite dalla volatilità dei mercati”.

 

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