Crisi: Falconara perde le sue attività “storiche”, l’allarme di Confartigianato

65 cessazioni di imprese artigiane nel 2013, 62 le iscrizioni a Falconara Marittima, ma "I conti non tornano: chiudono attività radicate sul territorio". Ragaglia: "Se falliscono loro, fallisce il territorio"

65 cessazioni di imprese artigiane nel 2013, 62 le iscrizioni a Falconara Marittima, ma per quanto apparentemente il saldo annuale possa sembrare di lieve entità (-3), i conti “non tornano”, secondo l’analisi effettuata da Confartigianato. Chiudono infatti le attività storiche, quelle radicate sul territorio, di grande tradizione.

“Un trend che purtroppo non si arresta – commenta Graziano Ragaglia Presidente Confartigianato Falconara. Le aziende che aprono sono spesso frutto di iniziativa estemporanea, figlie della crisi.  Ma alla resa dei conti la crisi – un dato che non solo ci preoccupa, ma ci amareggia profondamente - sta sgretolando la resistenza anche delle aziende più consolidate, storiche, che hanno alle loro spalle anni e anni di attività.  Se falliscono loro, fallisce il territorio”.

“Questi sono gli effetti a lungo raggio della crisi e ne pagano le conseguenze le micro e piccole attività, ribadisce Marco Pierpaoli responsabile sindacale di zona,  sulle cui spalle pesa la responsabilità della ripresa. Purtroppo aprire oggi senza un progetto imprenditoriale ben costruito rischia di danneggiare oltre l’imprenditore che intraprende anche le tante imprese che già operano sul mercato”.  

Molti imprenditori lamentano con insofferenza e con rabbia la crescente presenza di venditori abusivi che entrano nelle attività e pretendono l’acquisto di loro prodotti e fino a che ciò non avviene rimangono all’interno del negozio. Situazione che si aggiunge alla esasperante pressione fiscale nazionale e locale.

“La Confartigianato è operativa sul territorio per contrastare la tendenza in atto e favorire quanto possibile la neoimprenditorialità consapevole– continua Graziano Ragaglia Presidente Confartigianato Falconara.  Per rispondere alla crisi è infatti opportuno investire sulla creazione di nuove attività che possano non solo nascere, ma crescere e svilupparsi nel tempo.  Le imprese vanno aiutate in questo periodo delicato di transizione e incertezza”.

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