Confindustria Ancona, appello alle banche per il credito

Il presidente di Confindustria Ancona Casali: "Se togliamo benzina alla macchina produttiva del nostro territorio, questa, inevitabilmente, presto o tardi si fermerà"

Più che di una richiesta ha i toni di un allarme sociale l’appello che Giuseppe Casali, Presidente Confindustria Ancona, lancia al sistema bancario del territorio dopo aver constatato che con il nuovo anno “tutto è come prima”.

“Oggi, purtroppo – dichiara Casali – emergono con maggior forza tutte le problematiche legate ai problemi di accesso al credito che denunciamo ormai da troppo tempo. Non solo siamo lontani dall’uscita dalla crisi, ma così aumentano i rischi di una forte recessione.
Da inizio anno sono sempre più frequenti le telefonate allarmanti che arrivano in Associazione da parte di aziende associate che si vedono negati nuovi finanziamenti, aumentati i tassi di interesse fino a raggiungere punte del 10%, revocati i fidi.
A questo si aggiungono le difficoltà nella riscossione dei pagamenti sia verso privati sia nei confronti della Pubblica Amministrazione. Non è difficile ipotizzare un aumento del carico fiscale locale medio del 40 – 60% derivante dall'introduzione dell'IMU  e dalla revisione a 60 del correttore sulla base imponibile derivante dalle rendite catastali dei fabbricati (prima 50 con l'ICI).
Ciliegina sulla torta, sono state disdettate alcune convenzioni effettuate con i Consorzi Fidi locali, tra cui il nostro, che garantivano condizioni di accesso al credito più vantaggiose.
Un vero grido di dolore a cui non possiamo non dare delle risposte.”

“E’ allora giunto il momento – ha concluso Casali - e lo chiediamo con forza, di sederci intorno ad un tavolo, aziende e banche, per ragionare su come affrontare il tema dell’accesso al credito. Siamo ben consapevoli che le banche stesse soffrono la crisi come il resto dell’economia, che sono penalizzate dalle nuove regole imposte dalle autorità europee che le costringono ad aumentare il rapporto tra patrimonio e impieghi: il problema vero, però, è che se togliamo benzina alla macchina produttiva del nostro territorio, questa, inevitabilmente, presto o tardi si fermerà.
E credo che nessuno di noi voglia che questo accada”.

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