Millenni di storia nascosti nelle mura di una villa, denunciato il proprietario della casa

L’abitazione è stata quasi interamente costruita con reperti di chiese e palazzi nobiliari distrutti dai bombardamenti del 1943. L’attuale proprietario è stato denunciato per ricettazione 

La conferenza stampa sul ritrovamento dei reperti

Millenni di storia murati tra le pareti di un’elegante villa in via delle Palombare. Quella che fino a poche settimane fa era una leggenda metropolitana, è diventata realtà. A scoprire che quella casa era praticamente stata ricostruita nel dopoguerra con capitelli, colonne, archi decorati e perfino ornata con stemmi araldici di chiese e palazzi nobiliari sono stati i carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale. A metterli sulla pista giusta è stata un’inchiesta giornalistica del mensile L’Urlo. Il pezzo forte dell’abitazione, di cui molti conoscevano l’esistenza da decenni senza mai fornire dettagli precisi agli investigatori, è anche il più antico: un mosaico pavimentale romano di età imperiale, fatto di tessere bianche e nere, agganciato con delle semplici grappe a una parete. L’attuale proprietario, un medico che ha comprato la villa nel 2014, ha spiegato agli investigatori di non essere mai stato a conoscenza del tesoro incastrato tra le pareti ma è stato denunciato per ricettazione. Gli aspetti penali della vicenda sono al vaglio del pm Rosario Lioniello. La casa-museo, spiega la Soprintendenza, sarà sottoposta a vincolo e quindi non potrà essere venduta senza il parere dello stesso ente. I reperti saranno accuratamente studiati per risalire all’esatta datazione e alla provenienza. Si trovano perlopiù nella parte interna della villa e si studierà quindi una formula per renderli fruibili al pubblico.

La leggenda diventata realtà

Dal primo sopralluogo risalente al mese scorso, i carabinieri hanno catalogato circa 100 reperti ma l’intera villa è stata costruita su grandi frammenti di chiese recuperati nel dopoguerra tra le macerie dei bombardamenti del 1943. La casa, nel corso degli anni, è stata venduta due volte ma secondo gli investigatori sarebbe stato il primo proprietario, l’anconetano Gastone Giorgi nato del 1911 e morto nel 2001, a raccogliere frammenti di varie chiese (tra cui quella di San Pietro e di Sant’Anna dei Greci) e di palazzi nobiliari distrutti dalle bombe. Dopo averli portati alle Palombare, ci avrebbe letteralmente costruito la casa intorno. Si perde ancora nel mistero invece la provenienza del mosaico di epoca tardo imperiale: «Il mosaico è stato sequestrato e la Soprintendenza lo sta già studiando, probabilmente proviene da una chiesa ancora esistente ma è tutto in fase di accertamento. La casa è abitata dal nuovo proprietario e alcuni beni fanno parte della struttura dell’edificio. Probabilmente la stessa Soprintendenza metterà un vincolo sulla villa- ha spiegato in conferenza stampa il comandante dei carabinieri del Nucleo TPC, Carmelo Grasso- i beni non sono stati dispersi, chi li ha presi li ha trattati in modo diligente, ma trascorsi settant’anni si poteva arrivare anche un po' prima». Lo stesso Grasso ha voluto anche precisare che: «Dell’esistenza di questa casa se ne parlava da tanto, ma non si è mai riusciti a localizzare il posto, la conseguenza è che oggi non sapremo mai se quei beni sono anche quantitativamente gli stessi che sono stati presi dalle macerie». L’invito per chi avesse dei reperti storici in casa propria è quello di segnalarlo alla Soprintendenza o alle autorità: «L’oggetto viene semplicemente censito, non gli viene portato via».

Uno scrigno di tesori

«Non dovrei dirlo perché siamo funzionari, ma il primo impatto entrando in quella casa è stato molto emozionante- ha spiegato l’archeologa della Soprintendenza Maria Raffaella Ciuccarelli- il reperto archeologico acclarato, il mosaico, può essere rimosso perché è attaccato con delle grappe e potrebbe avere un futuro di restauro o esposizione. Il resto dei materiali sarà visto da storici dell’arte e architetti, perché quella casa è un viaggio nel tempo che abbraccia dall’età romana fino al 500-600. C’è veramente di tutto». La casa risale al secondo dopoguerra, ma già dall’esterno i militari hanno notato che moltissimi elementi costitutivi non coincidevano con quel periodo. Per quanto riguarda archi e capitelli incastonati nelle mura interne: «Metteremo le strutture preposte nelle condizioni di valutarne l’interesse monumentale e proporremo un decreto di tutela per valorizzare quel patrimonio e renderlo fruibile al pubblico-ha spiegato lo storico dell’arte Pierluigi Moriconi- il proprietario dell’immobile resterà tale, ma si creerà la condizione per permettere a pubblico e studiosi di vedere i reperti in determinati momenti del giorno, del mese o dell’anno». Le raccolte di reperti nel dopoguerra erano comunque molto comuni, spiega l’architetto della Soprintendenza Biagio De Martinis: «C’era il cultore del posto che pur di salvare i reperti se li metteva in casa quindi io parto da una buona fede del proprietario, ma i pezzi devono essere studiati perché sapere da dove provengono è fondamentale»

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