Casa dello spaccio, tutti sapevano da anni

Comune e forze dell'ordine sapevano dell'esistenza del covo, più volte segnalato dai residenti per giri sospetti, schiamazzi e sporcizia ovunque

La mobilia abbandonata nel cortile del covo

Il covo di nigeriani teatro del blitz della polizia di martedì scorso era già stato segnalato più volte dai residenti alle forze dell'ordine e al Comune. La stessa polizia era intervenuta in estate dopo l'allarme dato per una violenta lite scoppiata tra coinquilini e finita con una donna che si era sentita male ed era stata accompagnata in ospedale per accertamenti. All'epoca i nigeriani si giustificarono dicendo che la diatriba tra loro era legata al pagamento dell'affitto. Alla luce di quanto emerge ora, viene da chiedersi quale affitto e a chi dovesse essere corrisposto visto che l'immobile al civico 32B di via Giovambattista Pergolesi era occupato abusivamente. Per di più privo di acqua corrente e luce tanto che i 9 nigeriani trovati al suo interno erano soliti defecare in sacchetti di plastica che poi puntualmente venivano abbandonati nel cortile esterno. Una situazione che andava avanti da almeno un paio di anni. Che all'interno di quell'appartamento accadessero cose poco chiare era sospetto di molti. Chi abita da quelle parti racconta del via vai di giovani e giovanissimi. Altri della presenza fissa, quasi da convivente, della 22enne anconetana che ha confessato di essere stata violentata mentre era sotto l'effetto di eroina. Talmente assidua che c'è chi si domanda se ci sia stata vera violenza oppure se si trattassero di rapporti consenzienti. La Squadra Mobile propende per la prima ipotesi e ne è certa. Lo stato di privazione da eroina può aver indotto la ragazza a prestarsi alle presunte smanie sessuali di Isaac Adejoju Adetifa, il 36enne in custodia cautelare nel carcere di Montacuto con l'accusa di violenza sessuale. «Urlavo e mi giravo ma non riuscivo a reagire» ha raccontato la ragazza alle poliziotte della sezione Reati contro la violenza di genere e crimini d’odio. Ha detto che scansava Adetifa nei momenti di lucidità. Ma che sotto l'effetto dell'eroina non ne era in grado. E gli altri? Nessuno avrebbe osato toccarla perché Adetifa, soprannominato "il Boss", capo lo era in tutto e per tutto. 

Nell'appartamento era rispettato dagli altri. Era lui a prendere le decisioni, a dare ordini in quel microcosmo fatto di 8 uomini e 1 donna, anch'essa nigeriana, trattata come una domestica tuttofare. Era lui che riceveva la richieste e spesso, accompagnato dal suo pittbul, usciva per consegnare la droga. E la 22enne era considerata la sua donna. Una proprietà esclusiva. Certo che, e questo è un altro aspetto che la Mobile vuole accertare, il via vai di giovanissimi testimoniato dai residenti fa pensare che le cessioni avvenissero anche in casa e che anche altre ragazze possano aver vissuto quanto descritto dalla 22enne. Giovani che chiedevano droga e che sarebbero state obbligate a consumare le dosi nel covo, tra materassi buttati a terra, sporcizia ovunque e condizioni generali allucinanti. Con il rischio di trasformarsi in preda sessuale dei presenti quando gli effetti del consumo si facevano sentire. E ora? Con Adetifa in carcere gli altri sono stati invitati in Questura per avviare le pratiche di espulsione. Il giorno dopo il blitz alcuni di loro si sono ripresentati in via Pergolesi. Nel timore che potessero rioccupare l'immobile è stata allertata nuovamente la polizia. Il proprietario, che di recente lo ha acquistato all'asta, ha chiuso la porta, cambiato la serratura e allertato Anconambiente per far portar via tutta la mobilia ammassata nel cortile dopo il blitz. Compreso il frigorifero con la carne putrescente e piena di vermi trovato dalla polizia. Dovrà rinviare. I locali e ciò che era stipato al loro interno sono sotto sequestro giudiziario e nulla può essere portato via. Immondizia che attira topi, unico cibo di cui dispongono due gatti che vivevano insieme ai nigeriani e che ora si ritrovano per strada. «Eppure se recuperato questo sarebbe anche un bel quartiere» è il mantra di chi ci vive da anni e che ora spera nei progetti comunali legati al Bando per le periferie. Anconetani e non, proprietari di casa o affittuari, consapevoli che non sarà questa operazione a risolvere una situazione complessa come quella del comprensorio di via Pergolesi. Tra immondizia buttata dove capita, erba incolta, corse con mini moto e quad nella strade private e tante piccole altre beghe tra vicini che, sommate al resto, contribuiscono al degrado di questo angolo di Ancona. 

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