Avaria al largo per il velista disabile, Marco non si arrende: «Ecco perché sfido il mare da solo»

Marco Rossato è il primo paraplegico a tentare la circumnavigazione d'Italia in solitario. Ha tre messaggi da divulgare e il sogno di un’impresa storica 

Il velista Marco Rossato

Doveva attraccare alla Mole con il suo trimarano, ma il mare mosso all’altezza di Ravenna ha mandato la barca in avaria e l’ha costretto a riparare in tutti i sensi nel porto romagnolo. Alla Mole Marco Rossato, il primo disabile a tentare la circumnavigazione d’Italia in barca a vela, c’è arrivato lo stesso anche se in automobile. Riprenderà il mare nelle prossime ore, insieme al cagnolino Muttley suo fedele compagno di viaggio, non appena il trimarano sarà rimesso in condizione di navigare dai tecnici ravvenati. La sua è un’impresa di sensibilizzazione sui diritti dei disabili ma anche un allenamento per il sogno più grande: tentare la traversata atlantica in solitaria nel 2020 come primo paraplegico della storia e a bordo di un’imbarcazione monoscafo. «Mi sarebbe piaciuto arrivare in barca, ma purtroppo le condizioni meteo non mi hanno aiutato» ha detto Marco prima di raccontare l’incidente: «Stavo arrivando in ritardo al porto di Ravenna e il mare ha cominciato ad agitarsi con onde di oltre 2 metri e un vento che tirava a circa 19 nodi. A 500 metri dalla scogliera, dopo aver ammainato le vele e iniziato la manovra a motore, si è spezzato lo specchio di poppa. Il motore si è spento e ho avuto diverse avarie, ma dovrei ripassare qui comunque nei prossimi giorni». 

La missione di Marco, iniziata il 22 aprile dall’Arsenale di Venezia e promossa dall’associazione “Timonieri sbandati”, si concluderà a Genova. Prevede 63 tappe e ha una triplice finalità: «La prima è rilevare e mappare le condizioni di accessibilità ai porti e sensibilizzare chi di dovere che in mare i disabili ci sono: Eccomi, sono il primo» spiega Rossato. «L’altro obiettivo è continuare a divulgare la convenzione Onu che sancisce il diritto dei disabili, un progetto iniziato da Andrea Stella l’anno scorso. Lui era partito da New York, dove gli era stato consegnato il documento nella sede Onu per consegnarlo nelle mani del Santo Padre lo scorso settembre. E’ un documento che può aiutare molti disabili a vincere diverse cause legali». Il terzo messaggio di Marco è che un disabile può condurre un’imbarcazione e non servono limitazioni per poter prendere la patente nautica. Lui, istruttore di vela da 12 anni dopo essersi innamorato del mare a largo delle coste cubane, vuole esserne un esempio: «Solo in Italia c’è la normativa che impone a un disabile che vuole prendere la patente nautica di avere un normodotato a bordo, ma allora mi basta salire in barca con un amico normodotato che ha già la patente nautica e risolvo il problema- ha spiegato Rossato- bisogna modificare le regole perché questa calza stretta. Possiamo navigare per mare, poi in mare abbiamo gli stessi problemi degli altri e Ravenna è stato un esempio pratico. Voglio portare la mia bandiera e la mia patente perché sono orgogliosamente italiano».

Marco viaggia su un trimarano non adattato, ha solo aggiunto un bagno per poter vivere sei mesi in mare. Non usa ausili automatici neppure per issare le vele: «Tante persone mi offrono stanze d’albergo, ma io voglio vivere nella barca anche per allenarmi all’impresa più difficile che spero di poter fare tra due anni». Un’impresa a lungo termine e una sfida aperta a tutti: «Ho intestato la barca all’associazione proprio perché chi volesse farlo di nuovo avrà solo il problema di reperire gli sponsor. La barca ce l’ha già».

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