L'untore davanti al giudice, faccia a faccia con la ex in aula: sarà rito abbreviato

E' accusato di omicidio volontario e lesioni gravissime per aver trasmesso consapevolmente il virus dell'Hiv all’ex fidanzata e, prima di lei, all’ex moglie, poi deceduta

Claudio Pinti all'uscita dall'aula

Sarà processato con rito abbreviato Claudio Pinti, il 36enne di Montecarotto arrestato lo scorso giugno con le accuse di omicidio volontario e lesioni gravissime per aver trasmesso consapevolmente il virus dell'Hiv all’ex fidanzata e, prima di lei, all’ex moglie, morta di una patologia collegata proprio alla contrazione del virus. Entrambe le famiglie si sono costituite parte civile rivendicando un risarcimento per i danni causati dal calvario della malattia. La prima, assistita dall’avvocato Alessandro Scaloni, si è presentata parte civile insieme al padre, la madre e il figlio (avuto da un’altra relazione) chiedendo 2 milioni più 500mila euro ciascuno. La seconda chiede 1 milione a testa e, rappresentata dalle avvocatesse Elena Martini e Cristina Bolognini, é composta da padre, madre, sorella e la figlia (rappresentata dall’avvocatessa Federica Finucci) nata proprio dal matrimonio tra Pinti e la ex moglie deceduta. Richieste avanzate oggi in occasione dell’udienza preliminare in cui Pinti, attualmente recluso nel carcere di Rebibbia, e la sua ex fidanzata si sono ritrovati faccia a faccia, anche se non si sono guardati e non si sono cercati con lo sguardo. Prima udienza davanti al Gup sarà il prossimo 17 gennaio.

Il commento a caldo della ex fidanzata all’uscita dal tribunale

«Penso che lui non abbia avuto coraggio perché poteva benissimo dimostrare le sue tesi di negazionismo e invece non l’ha fatto. Va bene così» ha commentato la ex fidanzata di Pinti: la donna che aveva fatto esplodere il caso denunciandolo alla Polizia anconetana, dopo aver scoperto tramite sue conoscenze che lui era affetto dal virus dell’Hiv. La donna si riferisce al fatto che il 36enne ha scelto un rito alternativo invece del processo ordinario. Questo anche perché, in passato, la difesa aveva chiesto la scissione in 2 processi: uno con rito abbreviato per l'accusa di lesioni e l’ordinario per l’omicidio. Richiesta rigettata dal Gup Paola Moscaroli. 

La posizione della difesa

«Lungi da noi tentare di dimostrare tesi negazioniste sull’Hiv, ma secondo noi le due accuse sono completamente scollegate l’una dall’altra - hanno detto gli avvocati Andrea Tassi e Alessandra Tatò - Sia per la tempistica dei presunti contagi, sia a livello probatorio, sono 2 fattispecie di reati completamente diverse. E questo avrebbe consentito scelte processuali diverse. Noi avevamo avanzato eccezioni sulla richiesta di rinvio a giudizio ma sono state respinte. 

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