Droga, a Cupramontana la base della gang: arrestato un militare della Capitaneria

L'organizzazione aveva una condotta "mafiosa", infatti garantiva il sostegno economico e legale agli associati nell'eventualità di un loro arresto ed estorcevano con violenza soldi ad eventuali debitori

Lo schema della banda

Avevano monopolizzato il mercato della droga da Pesaro fino ad Ascoli. Ma il quartier generale era Cupramontana, in provincia di Ancona, dove lavorava e risiedeva stabilmente il capo di quella che per gli investigatori era un’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.  Al vertice del sodalizio c’era F.S., 46enne originario di Villabate (Palermo) che si avvaleva principalmente del fratello F.V., 43enne palermitano e del nipote F.R. 22enne, entrambi residenti a Cupramontana. Nonché di S.S., 31enne di origine siciliana, collaboratore di giustizia e referente per la zona di Fano. A portare a termine l’operazione “Damasco” sono stati i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di Ancona e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Fano che, coordinati dalle pm Valeria Cigliola di Pesaro e Mariangela Farneti di Ancona, hanno anche fatto scattare le manette per un militare: C.F., 38enne Sottocapo della Capitaneria di Porto di Pesaro, legato alla banda e trovato in possesso di una pistola calibro 6,35 di fabbricazione serba con matricola abrasa. Insieme a lui sono stati colti in flagranza di reato C.M., 37enne palermitano, trovato con 1,7 chili di hashish e della somma contante di euro 5.800; P.E., 41enne lucano, trovato con 30 grammi di marijuana. In totale oggi sono stati sequestrati 1 chilo circa di hashish, 15 grammi di marijuana, 1 grammo di cocaina e vari telefoni cellulari. Le indagini hanno preso il via nel dicembre del 2014 e sono proseguite fino al dicembre del 2015. A mettere i Carabinieri sulla strada giusta è stata la costante attività di controllo dei collaboratori di giustizia sul territorio pesarese. Ed è proprio dal controllo del 31enne che i militari hanno capito come lui, da semplice pusher, si era strutturato con una serie di pusher. Aveva smesso di toccare la cocaina per diventare mero organizzatore. Droga che veniva principalmente da un fornitore: S.S., 34enne di origini albanesi. Era lui a rimpinguare di merce la banda, che se fosse rimasta a secco, avrebbe attinto da canali con l’Olanda e addirittura con un uomo di Torre Annunziata, legato direttamente ad un clan camorristico. 

IL METODO MAFIOSO. Gli associati si rendevano spesso autori di reati “strumentali”, fortemente intimidatori con aggressioni violente e l’incendio di autovetture nei confronti degli acquirenti insolventi. Inoltre, in alcune circostanze, uno degli indagati che svolgeva il ruolo di finanziatrice dell’associazione, una donna di origine campana, E.M., 39enne residente a Jesi (indagata e non arrestata), interveniva economicamente prestando denaro con interessi usurari ai clienti in difficoltà economica, garantendo così al sodalizio criminale di recuperare prontamente la liquidità. Una donna temibile, al punto che i membri della banda facevano il suo nome per spaventare chi era rimasto indietro con i pagamenti. Come due commercianti anconetani, picchiati nel loro negozio e invitati a rispettare i patti, altrimenti sarebbero intervenuta la donna con amicizie ben più pericolose. O come quando il 17 settembre 2015, uno dei trafficanti ha dato fuoco all’auto di un ragazzo di Maiolati Spontini che doveva 5mila euro al gruppo. L’organizzazione, inoltre, con una condotta simile a quella “mafiosa”, garantiva il sostegno economico e legale agli associati ed ai piccoli venditori al dettaglio nell’eventualità di un loro arresto.

ALTRE POSIZIONI. Quella del “braccio destro” e “uomo di fiducia” del capo: M.L., 51enne di origini laziali, fedele esecutore di tutti gli incarichi che gli venivano affidati dal “capo”. Ruolo secondario era ricoperto invece da F.V., 49enne, di origini beneventane, residente a Fano. Tra i destinatari di provvedimenti, per le sole ipotesi di spaccio continuato di sostanze stupefacenti vi sono P.T., 40enne di Jesi, che vendeva al dettaglio nella provincia di Ancona, sottoposto agli arresti domiciliari, da G.M., 36enne originario di San Giovanni Rotondo e da P.V. , 34enne, nato in Germania e residente a Cartoceto, che invece spacciavano al dettaglio nella provincia di Pesaro Urbino. Oltre alla donna, sono solo indagati C.M., 37 enne palermitano, residente a Cupramontana, A.G., 26enne, napoletano residente a Cartoceto e C.S., 49enne, originario di Mazarino e residente a Saltara.

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