Strage in discoteca, i giovani come reduci: esposto in arrivo

«Natale surreale: anche se la vita va avanti, la cicatrice rimane». Parla il legale del comitato Giustizia per le vittime della Lanterna Azzurra

Fiaccolata per le vittime di Corinaldo

I sopravvissuti della discoteca Lanterna Azzurra sono come i reduci di una battaglia campale. «Anche se la vita va avanti, un segno, una cicatrice rimane» spiega l'avvocato Corrado Canafoglia, legale del comitato Giustizia per le vittime della Lanterna Azzurra, la discoteca di Corinando teatro della morte, tra il 7 e l'8 dicembre, di 5 giovanissimi e una mamma di 39 anni che aveva accompagnato la figlia ad assistere alla performance, mai avvenuta, del trapper Sfera Ebbasta. «Una battaglia che hanno dovuto sostenere e vivere da soli – prosegue Canafoglia - hanno visto gli amici morire, stesi a terra. La vita va avanti, ma hanno visto cose pazzesche. Sono state vacanze natalizie surreali: grande voglia di festeggiare non c'era. È una tragedia che ha colpito l'intera comunità».

Su vari aspetti della vicenda è quasi pronto un esposto delle vittime. L'avvocato ne annuncia il deposito in Procura entro la fine del mese. In questi giorni ci saranno incontri con alcuni dei genitori di ragazzi presenti nel club la notte della strage per affinare gli ultimi dettagli. «In primo luogo - sottolinea Canafoglia - sulla responsabilità della gestione: quante persone c'erano all'interno di quella discoteca al momento del disastro? Cosa hanno fatto i gestori e gli addetti al servizio di sicurezza cioè è stato attuato un piano di evacuazione, che doveva esserci? Le luci erano accese, i buttafuori hanno indirizzato i ragazzi verso certe vie di uscita oppure no? Erano aperte tutte le uscite di sicurezza o alcune erano chiuse? I buttafuori hanno aiutatoi ragazzi ad uscire?».

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