Superata di almeno 5 volte la capienza massima, numeri choc alla Lanterna Azzurra

Tutti i numeri della Lanterna Azzurra che hanno portato la Procura di Ancona a contestare nuovi reati nei confronti degli indagati, tra cui ci sono nuovi nomi

Lanterna Azzurra sotto sequestro

La notte dell’8 dicembre scorso, alla Lanterna Azzurra, c’erano almeno 700 persone di troppo rispetto al limite massimo consentito. Infatti nella discoteca in cui persero la vita Emma Fabini, Eleonora Girolimini, Asia Nasoni, Mattia Orlandi, Daniele Pongetti e Benedetta Vitali, sarebbero potute entrare un massimo di 871 persone, compreso il personale di servizio. Questo se si fa fede alla licenza rilasciata alla società Magic Srl (gestore del locale) il 20 ottobre del 2017 dallo Sportello Unico delle attività produttive (SUAP) dell’Unione dei comuni Misa - Nevola e acquisito dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto Operativo di Ancona nelle ore successive alla tragedia. Ora però i conti non tornano di centinaia di numeri. Infatti quella licenza è nel mirino della Procura di Ancona che indaga sulla strage di Corinaldo. I motivi? In primis perché dopo mesi di indagine, gli inquirenti hanno concluso che quella notte, ad attendere il concerto del trapper Sfera Ebbasta, ci fossero molte più di 871 persone, almeno mille, e che la maggior parte di esse si concentrassero nella pista numero 1 (capienza massima 459), quella vicino all’uscita S3 dove i ragazzi e la mamma coraggio hanno trovato la morte per asfissia. Ma soprattutto perché quella licenza sarebbe stata falsificata, prima dai consulenti dei proprietari dell’immobile nel 2014 e poi della Magic nel 2017. Perché? Per gonfiare la capienza massima del locale. E allora, altro che 871 persone. Stando invece alla relazione del perito della Procura Costanzo di Perna, dentro la Lanterna Azzurra ci potevano stare al massimo 255 persone. A conti fatti quella notte maledetta, ammesso e non concesso che avesse ottenuto l’agibilità urbanistica, il magazzino agricolo camuffato da discoteca conteneva più di mille persone a fronte di 255 possibili. Più di 5 volte di numero di capienza massima

I nuovi indagati 

Non si è fatto nulla per impedire che alla Lanterna Azzurra fossero rispettate le regole di sicurezza. Negligenza da parte di chi doveva vigilare. Per questo, oltre i primi 9 indagati, ora sono accusati di omicidio plurimo colposo e disastro colposo altre 8 persone: Matteo Principi, sindaco di Corinaldo e presidente della Commissione unificata di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo; Rodolfo Milani, componente e rappresentante del Comando provinciale dei Vigili del fuoco; Francesco Gallo, componente e rappresentante dell’Asur Area vasta 2 di Senigallia; Massimiliano Bruni, componente effettivo e perito esperto di elettronica; Stefano Martelli, componente e rappresentante del servizio di Polizia locale dell’Unione dei comuni Misa-Nevola; Massimiliano Manna, componente effettivo del SUAP. Con loro i due consulenti: Maurizio Magnani, in qualità di ingegnere incaricato dai proprietari della Lanterna Azzurra nel 2014 e Francesco Tarsi, in qualità di tecnico incaricato dalla Magic Srl nel 2017 della redazione della certificazione dei parametri micro climatici per la discoteca. 

L'omicidio colposo

Stando alle accuse mosse dai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, gli accusti non hanno fatto nulla per impedire la morte delle 6 persone e il ferimento di altre 197 persone, mettendo in atto una serie di comportamenti negligenti e imprudenti. Sicuramente quello di aver fatto entrare un numero molto maggiore rispetto ai parametri di quello che era ed è ancora oggi un magazzino agricolo che mai ha visto il cambio di destinazione d’uso per l’utilizzo nei pubblici spettacoli. Nel corso degli anni non avrebbero mai rispettato le 14 prescrizioni imposte dalla Commissione di vigilanza locale. In particolare Bartozzi e Tarsi avevano certificato uno stato delle condizioni del locale che non corrispondeva alla realtà e che aveva portato la Commissione a concedere l’autorizzazione del 2017. Le stesse difformità che non avrebbero dovuto consentire ai proprietari di concedere in locazione il locale alla Magic Srl e che la Commissione ha omesso di verificare al momento della presentazione e controllare nel corso degli anni avvenire. Il tutto aggravato da un peccato di fondo: l’immobile di via Madonna del Piano 18 a Corinaldo non poteva essere una discoteca perché è sempre stato un magazzino agricolo, visto che formalmente non è mai  stato rilasciato un cambio di destinazione d’uso. Inoltre la pseudo discoteca, si trova in un’area urbanisticamente incompatibile con una destinazione d’uso a locale di pubblico spettacolo. 

Il disastro colposo 

Non è mai stato fatto nulla neppure per impedire il crollo di una parte della discoteca. Le accuse si riferiscono al cedimento della balaustra, in grave stato di ossidazione e deterioramento, che corre lungo la rampa di uscita S3 e che ha contribuito ad uccidere le 6 persone.

Il falso nei documenti per avere le licenze 

Non c’era il certificato di agibilità edilizia per il locale che, non avendo mai avuto una sanatoria, è sempre rimasto un magazzino agricolo. Tutte le carenze in ambito di via di sicurezza, segnaletica, antincendio, sistema di aerazione, le caratteristiche della rampa della morte fuori legge, come anche la scalinata e la balaustra, l’illuminazione interna ed esterna e l’attestazione che quel locale potesse contenere fino a 871 persone. Tutto fuori legge. Tutte irregolarità che, secondo la Procura, sono state mascherate dalle certificazioni sottoposte dai consulenti Magnani e Tarsi alla Commissione. Ecco perché viene contestato il falso commesso da persone esercenti servizio di pubblica necessità per proprietari, gestori e consulenti e il falso ideologico commesso da pubblico ufficiale per i componenti della Commissione: i primi avrebbero dichiarato il falso su quelle mancanze per ottenere i permessi, i secondi avrebbero dovuto controllare e, quei permessi, non li avrebbero mai dovuti concedere. 

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