Strage di Corinaldo, serviva chi lavorasse diamanti e bigiotteria: c'è un altro ricettatore 

Furti in discoteca, poi la ricettazione di monili nel modenese. Accanto al compro oro di Andrea Balugani emerge la figura di un orefice per un colpo messo a segno a Padova

Carabinieri davanti alla Lanterna Azzurra

Per l’oro c’era il Compro Oro di Andrea Balugani certo, ma cosa succedeva quando la banda modenese dello spray rubava oggetti di altro materiale, dove magari c’erano anche dei diamanti da piazzare? Ci sarebbe infatti un secondo ricettatore a sentir bene le telefonate intercettate dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona. In occasione del colpo del 2 giugno scorso, al parco Europa di Padova, dove si teneva l’evento “Parco della musica”. Già, perché quella sera la gang accusata di aver innescato il panico dentro la Lanterna Azzurra di Corinaldo l’8 dicembre scorso, era nella cittadina veneta per compiere rapine a “colpi di gas” come direbbero loro. Haddada confermerebbe di aver rubato un bracciale con dentro incastonati dei diamanti veri. Così, gli arrestati, soddisfatti per il bottino da più di mille euro, fanno riferimento al secondo ricettatore: un artigiano, dipendente di un laboratorio orafo di Modena. Doppiamente utile, non solo perché quel materiale non potrebbe essere ricevuto dal Compro Oro, ma anche perché in quel caso il gancio sarebbe anche in grado di lavorare il materiale rubato, dando un valore alla merce rubata, che poi scomparirebbe come scompare un’automobile smontata pezzo per pezzo. Nell’ordinanza firmata dal Gip, si legge come Haddada dica che un monile che hanno rubato a Padova “pesa 23-34 grammi mentre l’altro 38…Secondo me potrebbe essere oro bianco” e suggerisce di farli vedere al secondo ricettatore, “quello dei braccialetti”. 

I fatti di Padova dove spunta l'altro ricettatore

È il 2 giugno scorso quando Andrea Cavallari, a bordo della propria auto con la fidanzata, passa a prendere Souhaib Haddada. Come spiega anche Giulia Parmiggiani Tagliati nel suo articolo per ModenaToday, la meta è Padova, in particolare un parco comunale denominato “Parco Europa”, dove si stava svolgendo un evento musicale, il “Parco della Musica”. Dopo aver parcheggiato in una strada contigua e aver ordinato all’amica di stare in macchina in caso di necessità, Cavallari e Haddada vanno “in missione”, per poi tornare in macchina trafelati e su di giri: “Scappa! Scappa! Metti in moto! Ci stanno per prendere! […] Vai via, vai via! Investili piuttosto!” si sente gridare dalle intercettazioni.

Dopo aver seminato le vittime che si erano date all’inseguimento dei ladri, durante il tragitto verso Modena i ragazzi iniziano a fare stime approssimative di quanto rubato. Dall’ascolto della stessa conversazione prima menzionata, si evince che il bottino ammonta a due monili, uno approssimativamente di “23-24 grammi, mentre l’altro 38” che si identificano in una collana recante il “marchio 750”, a significare il pregio dell’oro appena rubato (18 carati); e in un bracciale (tennis) nel quale sembra siano incastonati “diamantini veri”. Il viaggio continua sull’onda di un toto-guadagno, che si concretizzerà solamente al momento dell’incontro con i ricettatori, programmato due giorni dopo.

Come anticipato, oltre alla figura chiave dell’orafo Andrea Balugani - cui in questa occasione sarebbe spettata la collana d’oro - affiora anche un secondo orafo, impiegato in un altro negozio del modenese, che in questo caso i giovani avrebbero coinvolto per la ricettazione del tennis di diamanti. Il dipendente della gioielleria non risulta tuttavia tra gli indagati e non sono state mosse accuse specifiche a suo carico: saranno gli accertamenti in corso in questi giorni a far emergere eventuali responsabilità.

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