Spese pazze, la Cassazione annulla: in 56 rischiano il rinvio a giudizio

Il colpo di scena è arrivato nella tarda serata di venerdì. La Cassazione ha confermato un solo proscioglimento,ora è tutto da rifare 4 anni dopo la chiusura dell'inchiesta

Il processo

L’ultimo grado di giudizio ha rimesso tutto in discussione. Su 61 imputati nella vicenda "spese pazze" del Consiglio Regionale, 56 dichiarati prosciolti dal gup nel settembre 2016 (alcuni di loro solo per una parte delle accuse) rischiano ora un nuovo rinvio a giudizio. La sentenza è stata emessa nella tarda serata di venerdì dalla sesta sezione della Corte di Cassazione e i rispettivi legali riceveranno le motivazioni tra un mese.

I giudici di legittimità hanno accolto l'impugnazione presentata dalla procura di Ancona e hanno confermato un solo proscioglimento: quello di Andrea Filippini, assistito dagli avvocati Laura Versace (in foto) e Luciano Pacioni. La difesa, dopo aver sostenuto che non ci furono sottrazioni irregolari di denaro, ha dimostrato che nel periodo contestato (tra il 2008 e il 2012) Filippini non era un politico bensì un semplice collaboratore del gruppo Idv e che per questo motivo la procura avrebbe dovuto analizzare la sua posizione in modo specifico e differente da quello dei consiglieri. Sempre ieri altre quattro posizioni sono state stralciate per una richiesta di legittimo impedimento presentata dal loro legale: sono quelle di Giuseppe Canducci, Adriano Cardogna, Leonardo Lippi e Luigi Viventi. 

L’udienza di venerdì non riguardava invece le posizioni relative all’ex presidente della Regione, Gian Mario Spacca, così come quelle del segretario Pd Francesco Comi, dell’ex presidente dell’Assemblea legislativa Giacomo Bugaro (Fi), l’ex capogruppo di Sel Massimo Binci e l’ex addetto al gruppo Pd in regione Oscar Roberto Ricci. I cinque, su cui pende comunque un ricorso della procura, erano stati assolti con formula piena dopo il procedimento con rito abbreviato.
 

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