Carenza di personale e pronto soccorso in difficoltà, l'allarme dei sindacati sull'ospedale

Così la nota della FP Cgil Ancona sulla situazione dell'azienda Ospedali Riuniti di Ancona

«La FP Cgil crede che l’Amministrazione degli Ospedali Riuniti di Ancona debba intervenire concretamente nel trovare soluzioni alle ormai troppe criticità che riguardano sia i servizi rivolti ai cittadini  che gli operatori sanitari. Criticità, del resto, da tempo evidenziate nei tavoli negoziali dai sindacati e dalla Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) aziendale». Inizia così la nota della FP Cgil Ancona sulla situazione dell'azienda Ospedali Riuniti di Ancona.

«Gli Ospedali Riuniti di Ancona sono un’azienda ad alta specializzazione - continuano i sindacati - che continua ad essere utilizzata come un ospedale di rete che, spesso, si deve far carico anche delle altre strutture di Ancona e  della regione, in forte difficoltà anche queste ultime per le stesse ragioni. E con l’arrivo dell’estate, i problemi puntualmente si moltiplicano sia per i cittadini sia per il personale infermieristico/sanitario che, tutti i giorni, deve sobbarcarsi carichi di lavoro pesantissimi, dovuti ad una maggior affluenza dei pazienti ed a una carenza ormai cronica di organico che diventa insostenibile in tempo di ferie estive. Esempio emblematico è il Pronto Soccorso, uno degli snodi principali del rapporto tra cittadino e ospedale, che è spesso il luogo nel quale si rendono più evidenti le complessità e le criticità strutturali. Al Pronto Soccorso di Torrette, il flusso dei pazienti si aggrava nel periodo estivo: si presentano circa 200 persone al giorno e i codici rossi sono aumentati in totale passando da 612 casi nel2017 ai  1049 casi nel 2018».

«Il personale ,sotto organico - si legge - si vede costretto a lavorare in condizioni di stress e al limite delle proprie forze ma, con professionalità e senso di responsabilità, continua nell’impegno quotidiano, sollecitando però l’Amministrazione aziendale a risolvere quelle problematiche ormai tristemente note da tempo . Certamente, la risposta dell’Azienda non può ridursi all’ utilizzo improprio dell’istituto della pronta disponibilità come soluzione di ogni male: si ricorda che, come prevede il CCNL, l’ utilizzo della pronta disponibilità può essere solamente notturno e festivo  e non a copertura dei turni del personale mancante. Utilizzando l’istituto della reperibilità, oltretutto in modo improprio, non si fa che aggravare la copertura dei fondi contrattuali che vengono puntualmente splafonati di anno in anno. Vi è, inoltre, una questione di sicurezza per gli operatori del Pronto soccorso che, spesso, devono far fronte anche ad episodi di violenza nei loro confronti a cui non viene data un’appropriata risposta malgrado i solleciti sia dei sindacati sia degli operatori stessi. Il pronto soccorso, dunque, si presenta come uno spazio fisico e organizzativo non conforme ad arginare questi rischi quotidiani, strutturalmente inadeguato con numerose vie di accesso difficilmente monitorabili e non protette, la mancanza di campanelli d’allarme e di video sorveglianza, nonché di sorveglianza fisica, e il sovraffollamento della sala d’attesa. Problemi a cui si potrebbe ovviare con soluzioni a costi minimi ma che non trovano ancora riscontro da parte della Direzione Aziendale. Lavorando in questa situazione vengono meno le condizioni di sicurezza degli operatori ma anche, e soprattutto, dei pazienti ai quali non si riesce a dare una giusta ed adeguata assistenza. Altra criticità sono gli spazi interni che risultano insufficienti per la presenza giornaliera di pazienti: spesso la sala di emergenza risulta insufficiente rispetto alla richiesta della popolazione sia come superficie sia come strumentazione in dotazione (ad esempio respiratori, monitor, etc.). A tutto ciò, si aggiunge anche tutta l’attività di appoggio delle specialistiche chirurgiche».

«Ma non solo il Pronto Soccorso grava in queste condizioni. Numerosi - conclude il sindacato -  sono i casi di accorpamento del personale di reparti di discipline affini per far fronte alla carenza di personale ma la politica delle “iso risorse”  (cioè a costo zero) contrasta notevolmente con il garantire cure sicure ai pazienti. Non è una soluzione accettabile  spostare unità tecnico/infermieristiche da un reparto all’altro. Risulta, inoltre, che in questo periodo, il personale che viene spostato da un reparto all’altro, spesso non riesce avere un’adeguata formazione, ovvero con affiancamento di un tutor,  risulta, quindi, evidente il rischio di un’ assistenza poco adeguata per i pazienti e  di errore in cui potrebbero incorrere gli operatori. Il risparmio non può essere in contrasto con la cura delle persone e con l’art 32 della Costituzione».

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