Cede alla sfida sessuale dell’amica, "lei piuttosto mascolina, non è violenza": assolto

La sentenza di assoluzione sta diventando un caso nazionale

La Corte d'Appello

Assolti in Appello dall’accusa di violenza sessuale aggravata perché la ragazza non è stata ritenuta attendibile. C’è però un passaggio choc nelle motivazioni della sentenza con cui i giudici hanno ribaltato la condanna in primo grado di due 24enni peruviani: potrebbe essere stata la ragazza (20enne al momento dei fatti nel 2015) a provocare uno dei due giocando sulla propria personalità tutt’altro che femminile. Una sfida nata per gioco, insomma, che secondo i giudici non esclude la ricostruzione della difesa sostenuta dagli avvocati Gabriele Galeazzi (foto in basso) e, d’ufficio, Fabrizio Menghini. Secondo gli accusati infatti, sarebbe stata proprio la giovane a provocare uno dei due connazionali giocando sul fatto che uno di loro, amico di vecchia data, non sarebbe mai riuscito ad avere un rapporto sessuale con lei sia per l’amicizia che per quell’atteggiamento poco femminile. “La ragazza neppure gli piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nome di “Vikingo” con allusione a una personalita tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolina” si legge a pagina 23 delle motivazioni. Il condizionale è ancora d’obbligo nella vicenda, visto che la Corte di Cassazione ha inoltrato la pratica alla Corte d’Appello di Perugia affinché il caso venga riesaminato. «Aspettiamo di leggere le motivazioni della Cassazione» ha commentato l’avvocato Gabriele Galeazzi, mentre ha scelto per ora il "no comment" Fabrizio Menghini. Il legale ha anche confermato la versione degli accusati secondo cui la sera del 9 marzo 2015 al parco vicino via Ragusa sarebbe andata in modo diverso rispetto alla denuncia. Il primo dei due rapporti infatti sarebbe stato consensuale e nato sulla provocazione della ragazza, che avrebbe fatto leva sull’amicizia e sul proprio atteggiamento masculino per sfidare il connazionale.

Il Tribunale Ancona aveva condannato il presunto stupratore a 5 anni e a 3 il coetaneo accusato di aver fatto da palo. La ragazza era stata sottoposta a un intervento chirurgico per le lesioni riportate e delle quali, sostiene l'accusa, non si era neppure accorta proprio per quello stato di torpore dovuto alle benzodiazepine che uno dei due avrebbe mescolato nella sua birra prima. Secondo la versione della ragazza, sostenuta dall’avvocato Cinzia Molinaro, quella sera aveva incontrato un gruppo di amici alla stazione di Senigallia dopo una cena di classe a Falconara. Si era aggregata a loro per tornare ad Ancona e una volta arrivata nel parco di via Ragusa, rimasta sola con i due accusati, ha detto di aver subito lo stupro dopo essere stata drogata. Nel suo sangue in effetti è stata riscontrata un'altissima concentrazione di benzodiazepine anche dopo tre giorni dall'accaduto, ma i giudici d’Appello non escludono che la ragazza possa aver assunto le sostanze prima o dopo l’incontro con due connazionali. A minare la credibilità della ragazza, scrivono i magistrati, sono soprattutto le contraddizioni: le differenti dichiarazioni rilasciate al Pm, in cui parlava di rapporto non consensuale, e quelle al Pronto soccorso in cui raccontava di un rapporto parzialmente consensuale. Proprio l’alta concentrazione di benzodiazepine, secondo i giudici di via Carducci, non avrebbe dato alla ragazza la lucidità per tornare a casa da sola, come invece accaduto. In sostanza: “Non si esclude che sia stata proprio lei a organizzare la serata goliardica trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi provocare uno dei due ragazzi” si legge in fondo alle motivazioni di assoluzione. 
 

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