Senigallia, violentata a 13 anni: l'aguzzino la corteggiava su facebook

Un amico di famiglia avrebbe blandito la ragazzina sul social network e l'avrebbe costretta a rapporti col ricatto. Nascosta in un armadio e poi chiusa in balcone, trovata dai carabinieri grazie alla madre

I fatti risalgono alla notte tra il 3 e il 4 ottobre del 2010, mentre il processo si è aperto ieri pomeriggio. La vittima, una ragazzina cubana di 13 anni residente con la famiglia a Senigallia, sarebbe stata insidiata da un amico di suo cugino e loro connazionale, che oggi ha 28 anni.
L’adolescente, inizialmente corteggiata e blandita da una fitta serie di messaggi sul popolare social network, sarebbe stata condotta a casa dell’uomo con la scusa di vedere un film, poi rivelatosi una pellicola pornografica. L’amico aveva spogliato la giovane e l’aveva convinta ad avere un primo rapporto sessuale. Un secondo amplesso viene quindi ottenuto per mezzo del ricatto: l’aguzzino spiega alla ragazzina che se non si fosse piegata avrebbe raccontato tutto alla sua famiglia, mettendola in un mare di guai.

Alla terza chiamata la giovane cerca di sfilarsi dalla rete di ricatti: prende tempo, spiega che deve andare dal supermercato e poi a trovare una compagna. Il cubano non demorde e la passa a prelevare in auto nel tardo pomeriggio, per portarla un’altra volta a casa sua. A questo punto è la madre, non vedendo rincasare la figlia, a insospettirsi: l’amica della vittima, contattata, spiega di averla vista allontanarsi con un connazionale. Il genitore piomba a casa dell’amico di famiglia, che preso dal panico nasconde la ragazza nell’armadio e nega tutto: la ragazza è in discoteca, lui non sa niente.
La madre ci vede sempre meno chiaro e chiama i carabinieri: gli uomini dell’arma vanno comunque a casa del cubano, che stavolta nasconde la sua vittima nel balcone e abbassa le tapparelle. Ma la ragazza è veloce: prende il cellulare e chiama la madre, che le dice di gridare con tutto il fiato che ha in gola, per farsi sentire dai militari.

Le urla della giovane rompono definitivamente la rete di bugie dell’aguzzino, che finisce in manette con l’accusa di violenze sessuali. Il secondo appuntamento processuale sarà il 31 maggio, nel corso del quale saranno ascoltati anche i testimoni della difesa.
 

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