San Francesco alle Scale, la “damnatio memoriae” del Salone del Capitolo

Ecco la storia del Salone del Capitolo ritrovato dentro la chiesa di San Francesco alle Scale nel cuore del centro storico di Ancona. Lo stesso dove sono stati ritrovati numerosi reperti artistici e architettonici

Testa di leonre ritrovata nel Salone del Capitolo

E’ l’anno 1323 quando il vescovo Nicola degli Ungari dà il via alla costruzione della Chiesa di Santa Maria Maggiore, poi San Francesco alle Scale, e del contiguo complesso conventuale, che verrà completamente ristrutturato coi suoi due chiostri nel corso del ‘700 su disegno dell’architetto Ciarrafoni, e adornato con statue e stucchi del Varlè. E' questa la storia della chiesa del centro sotrico, tratta dall'edizione di dicembre del giornale mensile "Urlo" di Ancona. Nel marzo del 1798 chiesa e  convento vengono chiusi per effetto delle disposizioni napoleoniche, il secondo subito riaperto come caserma per i cannonieri. Poi entrambi adibiti ad usi militari e ospedalieri. Ristabilito il potere pontificio, l’uso ospedaliero civile è stabilmente consolidato nel 1817 per decisione di Papa Pio VI: il convento, restaurato, nel 1819 diviene anche manicomio cittadino. Nel 1830 la parte ad uso ospedaliero è ampliata, dieci anni dopo viene costruito un nuovo stabilimento appositamente per i malati mente. Nel 1852 l’ospedale torna ad essere destinato anche ai pazienti militari. Subito dopo il 1860 - a seguito della secolarizzazione dell’intero complesso costituito da più edifici legata al nuovo Regno d’Italia - viene ribadita la funzione civico-ospedaliera. Nel 1925 cambio d’uso,  l'Amministrazione comunale trasferisce Biblioteca e Archivio storico comunale nel convento. Che due anni dopo viene adibito a Gabinetto paleontologico e archeologico e scelto come sito dove trasferire anche la Pinacoteca Civica. Il 19 ottobre 1927 il re Vittorio Emanuele III inaugura ufficialmente il nuovo Museo Nazionale delle Marche (oltre che Biblioteca e Pinacoteca comunali). La maggior parte dei reperti è esposta nel Salone conventuale del Capitolo. I bombardamenti aerei che devastano tra il 1943 e il 1944 il centro storico di Ancona danneggiano fortemente la chiesa di San Francesco alle Scale. Il convento è ridotto a cumuli di macerie. Fortunatamente proprio l’edificio più grande, il Salone del Capitolo con ingresso in via Fanti, ne esce con pochi acciacchi. Ha la struttura di una chiesa a pianta rettangolare, con navata unica. Probabilmente fino a tutto il ‘700 quel Salone fu utilizzato dai frati come luogo di preghiera, riunione, forse come refettorio. Era dotato di un bell’altare, di un soffitto in camorcanna ornato di stucchi, decorazioni floreali, dipinti – uno dei quali sembra raffigurasse San Francesco - di un ballatoio, probabilmente di sculture, quadri e altri dipinti sulle pareti, di un magnifico portale interno.

Nel 1959 la Soprintendenza ai Beni archeologici riconsegna il Salone del Capitolo, pressoché intatto, al Comune. Non più Museo, il Comune lo adibisce a Conservatorio musicale, sede di manifestazioni concertistiche. Il sisma del 1972 avvia il degrado definitivo del Salone. Già nel 1981 le raffigurazioni pittoriche del soffitto sono molto deteriorate, il pavimento è ridotto a deposito di attrezzi e calcinacci; ma l’immobile è ancora recuperabile, ha resistito anche il ballatoio coi parapetti in ferro. Forse vengono effettuati dei lavori. Servono a poco. Visto che nel 1986 la situazione è molto peggiorata: completamente crollato il soffitto, distrutti i dipinti e il ballatoio. In seguito, ciò che resta della struttura in camorcanna viene inglobato in un nuovo tetto in acciaio e forse in amianto. Negli anni successivi, forse fino al 2005, altri sopralluoghi, lavoretti, puntellamenti. Poi l’abbandono e l’oblio. Nel marzo del 2008, assieme all’allora dipendente comunale Giuseppe Barbone e al dott. Giuseppe Jannaci, entrambi esperti di storia locale, riusciamo ad entrare nel Salone del Capitolo. Dal pavimento, coperto da rifiuti, calcinacci, da uno spesso strato di guano di piccioni, affiora un mare di reperti antichi, databili XIV – XVIII secolo (del tutto simile a quello scoperto nell’edificio limitrofo di cui nell’articolo qui a lato): tra i tanti spiccano una magnifica testa di leone in pietra, un bellissimo bassorilievo con cinque personaggi dal capo cinto da turbante (probabilmente prigionieri turchi resi schiavi); una lapide del ‘400 con due angeli e un’iscrizione in memoria del vescovo mons. De Vigilanti. Il Comune ha recuperato solo la lapide, esposta al Museo della Città. Tutto il resto, compreso il portale del ‘500, attende ancora di essere salvato ed esposto al pubblico in un luogo decoroso.

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