Due grandi occhi sul porto, l'opera dell'artista di strada: «Così sprono gli anconetani»

Lo street artist è arrivato lì verso le 16 e, sotto gli occhi di curiosi e giovani arrivati in zona per il concerto di Carl Brave, ha iniziato a dipingere con il suo lungo pennello

L'artista di strada all'opera

Era da tempo che sulla rotatoria del molo sud, nell’area Mandracchio del porto di Ancona, campeggiavano due cartelloni pubblicitari senza alcun contenuto, diventati ormai spazi vuoti, come vuoti riescono ad essere gli angoli di città quando non sono più animati e frequentati dai cittadini. Diventano luoghi privi di significato, perdendo così il contatto con la parte viva della città. Si incancreniscono perché non vi scorre più il sangue della socialità. Per questo ieri Giacomo Bufarini, in arte Run, ha deciso di trasformare quei cartelloni senza più nemmeno la pubblicità in un’opera d’arte di strada, disegnando due grandi occhi che guardano la città e il mare. 

Dalla pozzanghera nascono due occhi giganti: non è una leggenda, è arte – VIDEO

Lo street artist è arrivato lì verso le 16 e, sotto gli occhi di curiosi e giovani arrivati in zona per il concerto di Carl Brave, ha iniziato a dipingere con il suo lungo pennello, con tempera e l’acqua presa in prestito da una pozzanghera a pochi passi da lui. La strada è così diventata la sua tavolozza ideale e lui ha cominciato a dipingere, fino alle 19,30 circa. Non è la prima sfida per lui che, in passato aveva vivacizzato con la street art le scuole Faiani, le bancarelle di Pierluigi Sonnino in piazza Cavour e i due personaggi vicino il murales della Madonna con Gesù Bambino in via Oberdan. 

Oggi ci sono anche 2 grandi occhi sulla città di Ancona.

«Il mio vuole essere un intervento decorativo, che ho deciso di fare di mia spontanea volontà perché da tanto vedevo questi 2 pannelli che avevano bisogno di un intervento - ha spiegato Bufarini - Mi hanno fatto pensare a 2 occhi, il cui sguardo cade sul mare. Voglio anche un po’ giocare con l’architettura, trovando delle forme con cui il disegno schiacciare l’architettura, nel senso che è l’arte a battere l’architettura usandola a suo comodo. Questi occhi sono uno specchio di infinito, sono gli occhi della città sulla città. Con questi occhi, do alla città una nuova prospettiva e, in un certo senso, invito le persone a curarsi della Ancona e del proprio territorio, indipendentemente da dove riescono ad arrivare le istituzioni». 

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