Meno carcere e più lavoro socialmente utile, firmato un protocollo tra Comuni ed Esecuzione penale

Per Mangialardi, potenziare il ricorso ai lavori di pubblica utilità nella messa alla prova per gli imputati adulti è un segno di civilta

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

L'Associazione dei Comuni delle Marche, il Centro Servizi Volontariato regionali e l'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna presso il provveditorato regionale delle Marche, alla presenza anche di Andrea Nobili, Ombusdam delle Marche, hanno sottoscritto un protocollo con l'obiettivo di potenziare il ricorso ai lavori di pubblica utilità nella messa alla prova per gli imputati adulti. L'accordo siglato da Maurizio Mangialardi, Presidente ANCI Marche, Simone Giovanni Bucchi, Presidente Centro Servizi Volontariato ed Elena Paradiso, Direttore dell’U.E.P.E. del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, mira alla promozione di progetti per l’implementazione di attività di utilità sociale così come previsto dalla L.67/2014, attraverso il lavoro di pubblica utilità, a favore della comunità di appartenenza in riparazione del danno sociale arrecato da coloro che hanno commesso un reato. Intende inoltre favorire il coordinamento delle risorse pubbliche e private e l’integrazione dei percorsi giudiziari con quelli sociali ed attivare tutti i possibili raccordi con i Comuni della Regione e le realtà del sociale, pubbliche e private. «I comuni marchigiani sono ben lieti di dare un'opportuità a chi ha sbagliato – ha detto Mangialardi – recependo una normativa nazionale che ci vede come prima anci regionale ad impegnarci direttamente a fronte di adesioni dei singoli comuni in tutta Italia a questa progettualità che valutiamo di elevato valore etico». La messa in prova è un'opportunità alternativa alla detenzione per coloro che, incensurati, devono estinguere un reato penale superiore ad un anno, ma comunque considerato di lieve entità, come la guida in stato di ebbrezza senza aver procurato incidenti o morti, od il possesso a fini di spaccio di piccoli quantitativi di droga.

«In Italia sono oltre 5mila i casi di richiesta di messa in prova, nelle Marche siamo nell'ordine dei 300 casi» ha detto Elena Paradiso, Direttore dell’U.E.P.E. del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria che ha creduto fortemente nella sottoscrizione diquesto protocollo. «Al fine di poter accogliere le richieste, vanno individuate le associazioni di volontariato o i comuni, che accolgano per la messa in prova, assegnino loro una funziona e si accertino che venga svolta secondo le modalità stabilit»" ha concluso. «Ci tengo a sottolineare – ha puntualizzato Mangialardi - che non si tratta di una soluzione che toglie opportunità di lavoro a chi è in cerca di occupazione perché intanto coloro che accedono a questa misura non sono retribuiti e i servizi, diversamente, non sarebbero espletati». Si va dalla manutenzione del verde o ad attività nei canili, accompagnamento disabili o anziani, protezione civile, tutto lavoro effettivo e correttamente monitorato. «Anche beneficiare della messa alla prova è una scelta di volontariato - ha Simone Giovanni Bucchi, Presidente Centro Servizi Volontariato – ed il nostro impegno sta proprio nell'individuare sempre nuove associazioni sparse su tutti il territorio regionale che appoggino tale progetto e si rendano disponibili a contribuire al reinserimento sociale di questi soggetti».

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