Tagliata di tonno avariato, rischia l'arresto cardiaco: a processo il ristoratore

Per stabilire se il ristoratore fosse davvero responsabile, si dovrà attendere l’esito di un processo pubblico, che si aprirà al tribunale di Ancona

Tonno rosso - foto di repertorio

Doveva essere una serata estiva di divertimento quella del luglio 2016, quando un gruppo di amici aveva organizzato cena e dopocena in un locale di Senigallia, dove si mangiava e si ballava. Di quel gruppo, in 3 avevano ordinato una tagliata di tonno e tutti hanno avuto problemi intestinali. Addirittura uno di loro si è sentito male e ha rischiato l’arresto cardiaco. Ieri, dopo le indagini da parte del pm Rosario Lioniello, è arrivata la decisione del Gip Elisa Matricardi, che ha rinviato a giudizio il ristoratore che al tempo era titolare dell’attività commerciale. L’accusa? Somministrazione di alimenti adulterati e non conservati. Infatti secondo le indagini dei NAS (Nuclei antisofisticazioni e sanità) dei carabinieri, quel tonno non solo non era stato conservato a dovere perché scongelato e ricongelato, ma sarebbe stato anche cucinato quando ormai era scaduto. 

Il commerciante imputato si è sempre difeso sostenendo di non aver mai avuto problemi del genere in anni di attività, rigettando le accuse di un prodotto in cattive condizioni e, anzi, aveva sempre rimarcato come non potesse essere sua responsabilità se il cliente fosse allergico. 

Ma quell’uomo, un anconetano di 57 anni, non era allergico. Lo ha dimostrato l’avvocato Raffaele Napolitano, che, in qualità di parte civile, ha prodotto la diagnosi ospedaliera del ricovero del suo assistito: choc ipovolemico secondario a sindrome sgombroide, con diarrea, sudorazione intensa e insufficienza renale acuta. Insomma, secondo le accuse della Procura e della parte offesa, il 57enne non era allergico, semplicemente la sua persona era particolarmente sensibile alle produzioni di un pesce in cattive condizioni igieniche. Lo ha mangiato e quando ha iniziato a ballare, si è sentito male ed è stramazzato al suolo perché, a seguito di un repentino crollo della pressione, il sangue ha faticato a circolare e a raggiungere gli organi vitali. Tanto da finire in Terapia intensiva per 10 giorni. 

Ma per stabilire se il ristoratore fosse davvero responsabile, si dovrà attendere l’esito di un processo pubblico, che si aprirà il prossimo 10 marzo al tribunale di Ancona. 

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