Ponte crollato in A14, vertice in Procura: dubbi sulla scelta di non chiudere al traffico

Si è parlato anche di questo in un vertice tenuto dal pm Irene Bilotta al tribunale di Ancona insieme agli inquirenti della Polizia Stradale delle Marche, al perito e agli ispettori del lavoro dell'Asur

Visuale aerea del ponte crollato

Non è scontato che, durante la manovra di soprelevamento del ponte, dovesse rimanere aperto al traffico quel tratto autostradale dove hanno trovato la morte Emidio Diomede e Antonella Viviani, i coniugi di Spinetoli schiantatisi contro il cavalcavia crollato in A14. Gli Uffici della Procura dorica vogliono infatti valutare i margini di rischio di quel lavoro perché, se è vero che in tante altre circostanze erano stati alzati ponti in piena sicurezza e senza bloccare il traffico, è pur vero che il pm Irene Bilotta vuole capire se in questo specifico caso ci fossero margini di rischio per cui si dovesse chiudere l'autostrada. Quesito a cui si potrà dare risposta leggendo la perizia affidata al professor Luigino Dezi, del dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura della Politecnica delle Marche, al quale la Procura ha consegnato tutti i progetti della Spea Engineering (società del gruppo Atlantia), arrivati sul tavolo del pm tra venerdì mattina e sabato, e i piani della sicurezza in capo alla direzione dei lavori della Spea, della Pavimental (anch’essa controllata da Atlantia Spa) e della Delabech, la ditta esecutrice dei lavori inerenti i ponti. Ora il docente anconetano ha 60 giorni di tempo per trarre le conclusioni del caso.

Tutti argomenti affrontati stamattina in un vertice richiesto dal pm titolare dell'indagine e tenutosi insieme agli inquirenti della Polizia Stradale delle Marche, coordinati dal dirigente Alessio Cesareo, al perito incaricato e agli ispettori del lavoro dell’Asur, impegnati nella ricostruzione delle condizioni del cantiere del chilometro 167. Laddove il 9 marzo scorso, al momento dei fatti, erano presenti almeno 7 persone: 4 operai della Delabech, il direttore dei lavori della stessa e 3 operai di una ditta specializzata nella costruzione di canali di scolo lungo le strade. Saranno tutti nuovamente ascoltati dagli investigatori nei prossimi giorni, mentre la Procura ha smentito i dubbi su presunte testimonianze contrastanti. Prosegue così l’inchiesta per omicidio colposo plurimo a carico di ignoti, salvo l'iscrizione di una o più persone nel registro degli indagati da parte del pm quando ci saranno più certezze. E non è escluso si aggiunga anche un’altra ipotesi di reato: il disastro colposo. Il fascicolo di indagine si aggiornerà nel momento in cui si avrà la certezza di come la tragedia si sia consumata mentre era ancora in atto la manovra di soprelevamento del ponte. Per gli inquirenti un punto fermo da cui partire, mentre per il perito è un’idea a cui dare corpo con analisi empiriche. Non a caso entrambe le ipotesi al vaglio della magistratura sulla ricostruzione dei fatti partono da un sospetto: quel ponte era lì da 50 anni e, prima di franare, ha subito una torsione che lo ha portato a crepare la parte interna di un plinto, finendo a terra in posizione diagonale rispetto la carreggiata. Se qualcosa è andato storto, è successo mentre il poste si stava muovendo

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LE IPOTESI. La prima ipotesi parte dal cedimento di un martinetto (o più di uno) sul lato di sinistra guardando il ponte salendo da Loreto verso Ancona. E allora senza un martinetto gli altri si sono sovraccaricati, portando ad uno scalzamento del cavalcavia che, a quel punto, si è mosso, scivolando via dalle altre piastre su cui prima poggiava tutto il peso. Dunque nessun cedimento strutturale, tanto che la struttura provvisoria con funzione di basamento era intatta. L’altra ipotesi parte da un premessa: ogni martinetto è progettato per alzare un certo peso in un determinato periodo di tempo e a orari prestabiliti dal progetto. Forse, invece di collassare, un martinetto potrebbe essere stato alzato troppo o troppo in fretta, squilibrando la distribuzione del peso del ponte che, a quel punto, avrebbe subito una torsione, appoggiandosi sulla parte interna del plinto (colonna che fa da cerniera tra ponte e rampa), il quale ha perso circa 10 centimetri di cemento senza che fosse intaccta la parte interna in ferro. Cosa significa? Che il cavalcavia si è mosso ed è scivolato in diagonale prima di crollare sull'asfalto e uccidere, mentre se il ponte fosse crollato in perpendicolare i plinti avrebbero retto l'impatto. Ipotesi, sia chiaro, ancora tutte da confermare, ma che collimerebbero anche con un altro dettaglio: la testimonianza di chi era lì per lavoro, ha visto il ponte muoversi da un lato, si è trovato la morte davanti in un secondo e, alla fine, è riuscito a fuggire. 

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