Crollo in A14, qualcuno sapeva ma l'autostrada è rimasta aperta: sotto la lente i cellulari

Il pm Bilotta ha sequestrato cinque cellulari e ora si passano al setaccio i vari messaggi che si sono succeduti nei momenti precedenti al tragico cedimento del cavalcavia

Ponte crollato in A14, la Polizia Stradale sul luogo del disastro

Gli uomini al lavoro sul viadotto dell'A14, crollato causando la morte dei coniugi Diomede, sapevano che il ponte si era inclinato durante i lavori di sollevamento. L'indagine della Procura di Ancona é arrivata a questa conferma e ora gli inquirenti vogliono capire perché l'operazione sia proseguita fino allo scivolamento dell'intera struttura sul piano autostradale rimasto aperto al traffico. Per questo il pm Irene Bilotta ha fatto sequestrare cinque telefoni cellulari e affidato la consulenza all'analista forense Luca Russo. Suo compito sarà setacciare messaggi e foto per capire a quale grado di responsabilità la segnalazione era arrivata. 

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Ma soprattutto, perché nessuno ha preso la decisione di chiudere precauzionalmente l'autostrada? L'operazione di sollevamento era stata affidata da Pavimental (società del gruppo Autostrade) alla romana Delabech. Chi si è accorto e ha segnalato quell'anomalia, lo ha fatto a chi di dovere? E fino a che punto è arrivata la consapevolezza di un tale margine di rischio? La comunicazione si è fermata a un certo punto? Sarà la perizia di Russo a cercare di ricostruire questi dialoghi tra sms e fotografie inviate tra gli indagati. Il perito si concentrerà sul periodo che va dal 2 al 9 marzo, giorno della tragedia. Al momento nel registro degli indagati figurano 41 persone tra le quattro ditte coinvolte: Autostrade per l’Italia, Pavimental, Delabech e Spea Engeneering. Le accuse sono di omicidio colposo, disastro colposo, lesioni compose e violazione delle norme di sicurezza. 

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