Poliziotto infedele, le informazioni riservate arrivavano anche a Ferrari e Lamborghini

La vicenda del 54enne che scrutava la banca dati interforze per conto di un'agenzia investigativa prosegue. La Mobile mette sotto chiave 8mila euro

(foto di repertorio)

Le informazioni che uscivano sotto banco dalla Questura di Ancona erano richieste da aziende ultraprestigiose, come Ferrari e Lamborghini, ad esempio, per essere certe di trovarsi di fronte a persone dal passato più che limpido all'atto di assumere personale. Per fare questo (e ovviamente all'oscuro di come poi venivano reperite le informazioni) si rivolgevano a un'agenzia investigativa di Modena che era pronta a pagare profumatamente un poliziotto del commissariato di Senigallia. L'uomo ora rischia di finire a processo. La Procura ha infatti chiesto il rinvio a giudizio che è stato notificato ieri all'agente, ora sospeso dal servizio, dagli uomini della Squadra Mobile che indagano sulla vicenda dallo scorso marzo. Le accuse vanno dalla corruzione all'accesso abusivo ai sistemi informatici interforze, fino alla rivelazione di segreti di ufficio.

Secondo l'indagine portata avanti dagli uomini del capo della Mobile, il vicequestore aggiunto Carlo Pinto, il 54enne poliziotto, avendo accesso alla banca dati interforze, "vendeva" le informazioni in cambio di denaro. Botte da migliaia di euro per volta. Il poliziotto e il titolare dell'agenzia di incontravano periodicamente a metà strada per lo scambio. L'udienza preliminare sarà celebrata a fine marzo. Ieri gli agenti della Mobile si sono presentati a casa dell'ex collega e hanno, come disposto dal gip, sequestrato la somma di 4000 euro. Stesso importo sequestrato, sempre ieri, nell'agenzia. Le somme sono ritenute proventi dei reati contestati. Tra le contestazioni, che però seguono altri filoni, c'è anche un giro di truffe alle assicurazioni che il poliziotto avrebbe raggirato in combutta con carrozzieri simulando incidenti che non erano mai avvenuti. Il 54enne è indagato anche per truffa ai danni dello Stato: secondo gli investigatori si sarebbe allontanato dal lavoro senza permesso per seguire le sue attività collaterali. 

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