Non poteva avvicinarsi alla ex: la picchia in strada davanti alla bimba

L'uomo aveva violato un divieto di avvicinamento alla ex e ora si trova agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. I legali hanno chiesto la libera uscita per andare a lavorare a piedi. Non concessa

CREDIT INFOPHOTO

Per anni avrebbe insultato, mortificato e picchiato la sua compagna. Arrivando anche a prenderla a pugni mentre era seduto in macchina al suo fianco, sotto gli occhi innocenti della loro bambina di pochi anni, seduta sul sedile posteriore e costretta a subire quelle immagini odiose. Il tutto, nonostante gli fosse stato vietato di avvicinarsi alla donna. Per questo ora il giudice lo ha costretto agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Una misura cautelare che, secondo le recenti norme in tema di femminicidio, vede come unica alternativa il carcere. I legali dell'uomo ieri hanno chiesto la libera uscita per andare a lavorare a piedi. Non concessa dal giudice Antonella Marrone. Un caso su cui il pm Elisabetta Melotti ha messo un punto, chiudendo le indagini a carico di un commerciante di Fabriano, accusato di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza privata. E mentre la donna ha sporto querela tramite il suo avvocato Laura Versace (in foto), lui, rappresentato dagli avvocati Fernando Piazzolla e Renzo Molinelli, si difende da ogni accusa, negando di ave rmai alzato le mani sulla donna.

Eppure secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe cominciato ad essere violento nell’estate del 2014 quando, dopo una discussione, ha tirato un calcio alla gamba della sua fidanzata, per poi sputarle in faccia e lanciarle contro una bottiglietta d’acqua. Fu quello il momento in cui lei capì come l’uomo che aveva davanti non era più quello conosciuto nel 2003. E pensare che in passato qualche avvisaglia c’era anche stata. Sulla base di quanto denunciato dalla parte lesa, anche lei di Fabriano, l’uomo le aveva già messo le mani addosso nel 2009, dandole un pugno sul costato. Un episodio che la vittima avrebbe cassato come un caso isolato. Poi è arrivata la bambina e il rapporto tra i due sembrava tornato alla normalità. Ma poi, sempre secondo le accuse, l’uomo sarebbe tornato ad essere violento e minaccioso. Più di prima. Non solo demonizzando la ragazza, mortificando il suo aspetto e screditandola come madre. Ma anche con vere e proprie minacce di violenza: «Ti faccio fuori, io non ho paura di andare in carcere, ti ammazzo». Un comportamento che ha gettato la donna nell’oblio di un persistente stato di panico e la paura di scatenare le ire di quel fidanzato geloso e possessivo. Fino allo scorso ottobre, quando il fabrianese, già obblgiato a stare lontano alla ex, dopo aver letto un sms relativo al pagamento della baby sitter della bimba, sarebbe andato su tutte le furie: «Non ti do una lira, piuttosto ti brucio Laura Versace-4casa». L’uomo si è precipitato dall'ex mentre tornava a casa per tagliarle la strada dopo un breve inseguimento. E’ entrato nella macchina di lei sedendosi sul sedile passeggero e si è chiuso dentro. Prima le avrebbe sputato in faccia, poi le ha strappato il cellulare di mano e, mentre lei tentava di fuggire, l'avrebbe strattonata, facendole sbattere la testa contro il montante dello sportello. Infine l’ha afferrata per i collo per darle una gomitata allo stomaco con l’altro braccio. Insomma botte, date sotto gli occhi della bimba che, nel frattempo, vedeva tutto dal sedile posteriore dell’auto.

DIFESA. Tutto un impianto accusatorio che però viene completamente rigettato dalla difesa dell’indagato. L’uomo si difende sostenendo come si siano sempre trattati di litigi dovuti a questioni legate all’affidamento e alle relative spese di mantenimento della figlia. Tanto che su questo è ad oggi aperta una controversia in sede civile. Fatto sta che la difesa è chiara: non ci sono mai state violenze, in alcun caso. Solo i due devono trovare un modo per comunicare in modo chiaro e decidere come gestire l’affidamento condiviso della bimba. 

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