Amori e vandali nel parco di Vlad

I caseggiati fatiscenti e chi li frequenta donano alla storica area verde un aspetto sinistro. I suoni raggelanti dai ruderi e quella firma fanno il resto

L'interno di un edificio del Parco del Cardeto

Una rete tagliata e uno squarcio nelle mura che non lascia nulla all’immaginazione: murales, resti di una bomboletta spray e una sola firma leggibile: “Vladimir”. L’edificio adiacente alla Polveriera Castelfidardo, in pieno parco del Cardeto, è tornato in mano ai vandali e al calar del sole assume un’aria a dir poco spettrale. Vuoto ma chissà fino a che ora, imbrattato e con il grugare dei piccioni che sembra il lamento di un fantasma. Di paranormale là non c’è nulla, ma l’inciviltà e il degrado di Vlad e i suoi amici fanno brutta mostra in varie parti del parco. Imbrattati anche i giochi per bambini nell’area alle spalle della Polveriera: altalene e scivoli dalla struttura impeccabile ma presi d’assalto da pennarelli e spray. Firme illeggibili compaiono anche sulle targhe che illustrano la storia dei luoghi (Il Cimitero degli Ebrei è solo un esempio), ma anche sulla murata esterna del Belvedere Neruda: la sigla “Sister Sole”, vista la posizione sopraelevata, campeggia su tutto il parco quasi come la scritta “Hollywood” su Los Angeles. Il casolare diroccato accanto al Cimitero degli Inglesi è una lavagna per manifestare il dissenso contro la presenza dei “cani mer..si”. Non solo murales. A rubare l’occhio, oltre al panorama mozzafiato, sono gli edifici ottocenteschi in stato estrema fatiscenza, alcuni con tanto di avviso relativo a un rischio crollo. Strutture recintate e rese inaccessibili, almeno in teoria, fotografate nelle immagini inviate alla redazione dal lettore Giuseppe Barino (vedi sotto). Il problema è che le aperture negli antichi muri sono diventate le discariche personali di Vladimir & friends. Tra le mura del Belvedere Pablo Neruda, in corrispondenza dell’arco, c’è una breccia dentro la quale sono state abbandonate buste piene di chissà cosa. I sei scalini che portano all’ingresso del vecchio faro hanno un’aria sinistra, colpa anche delle vistose crepe sul parapetto. Proprio lungo Via del Faro un’altra recinzione è stata divelta e si apre su quello che era un giardino, oggi preda delle erbacce che arrivano alle ginocchia. Il sentiero che collega i vecchi edifici militari è fatto di asfalto groviera che i ciclisti in mountain-bike sfidano non senza fatica aggiuntiva. I bagni pubblici sono in buone condizioni in quanto a struttura, peccato che in quello dei maschi l’assenza di uno scopino ha impedito all’ultimo utente di pulire a fondo il water. In quello delle donne una miss ha invece ben pensato di strappare pezzi di carta igienica e tappezzarci il pavimento. 

Cuori sotto il faro

C’è però anche qualcosa di romantico lassù, nel mondo di Vlad. Sulla grata che protegge il pozzo, ai piedi del vecchio faro, sono ancora appesi i lucchetti delle coppie che si sono promesse amore eterno. Sui metalli sono incise iniziali e date, neppure troppo remote: chissà cosa ne è stato di M e D che si sono scambiati la promessa il 28 giugno 2015, oppure di C ed E che hanno fatto lo stesso il 9 marzo scorso. Su altre lucchetti le incisioni sono state cancellate con un correttore, brutto segno. 

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Gli interventi recenti

L’assessore comunale alla Sicurezza e alle Manutenzioni, Stefano Foresi, ha ricordato gli ultimi interventi effettuati al parco del Cardeto: i percorsi pedonali stabilizzati tra via Friuli e la Polveriera e tra via Birarelli e il Vecchio Faro oltre ai 350 metri di nuova staccionata installata sul lato mare fino al Belvedere Neruda. In quanto alla pulizia, Foresi ha specificato che: «La cooperativa Hort ha in gestione il parco per 6 anni e provvede alla pulizia giornaliera oltre allo sfalcio dell’erba, che viene fatto in parte anche dai tecnici del Comune». Sulla questione degli edifici fatiscenti, l’attenzione dell’assessore si è concentrata sulla ex Polveriera e il arco aperto nella rete: «Nelle prossime ore chiederò alla Hort di andare a controllare». Nulla da fare per lo stato di fatiscenza degli edifici: «Lì c’è un problema, si, è un brutto biglietto da visita ma il Comune non può fare nulla anche perché ci sono dei vincoli della Soprintendenza. Il Cardeto è il parco più bello di tutta la città- ha concluso Foresi- ci teniamo tutti che venga rispettato».
 

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