Da low cost a palestra fantasma: la Hello Fit chiude, clienti pronti alla class action

Centinaia di delusi aspettano da tre mesi l'apertura della nuova sede. I gestori hanno fatto causa al proprietario e promettono: «Troveremo una soluzione»

L'attrezzatura nella nuova sede della Hello Fit, ancora chiusa al pubblico

Prima gli annunci sull’imminente riapertura, poi un silenzio assordante. Che fine ha fatto la Hello Fit? Se lo chiedono centinaia di clienti della palestra low cost che si trovava all’interno del Grotte Center, il centro commerciale di Camerano, e che dal 9 giugno scorso ha chiuso i battenti. In molti casi senza preavviso, almeno così riferisce chi in primavera ha approfittato di promozioni vantaggiose per iscriversi o per rinnovare gli abbonamenti a prezzi a dir poco concorrenziale (210 euro per un anno). Nessuno immaginava che di lì a poco la palestra avrebbe traslocato.

Il trasloco improvviso

«Ci trasferiamo in un locale nuovo e più bello, staremo chiusi per pochi giorni» promettevano alla reception. Come non fidarsi? In fondo, alle pareti c’erano manifesti che annunciavano l’imminente inaugurazione dei nuovi locali, oltre 1000 mq in uno stabile di via della Sbrozzola, nei pressi del cavalcavia del Cargopier, che già ospita altre attività commerciali. Il gran giorno era fissato per il 29 giugno, ma il debutto è stato di volta in volta rinviato per non ben specificati problemi burocratici. Possibile, nell’Italia delle lungaggini. Tant’è che anche i più scettici hanno dovuto ricredersi quando i gestori della palestra invocavano pazienza su Facebook e promettevano buoni fino a tre mesi per ovviare al disservizio. Ma a metà luglio il vento è cambiato. E’ scesa una cortina di silenzio e gli iscritti hanno dato sfogo ai loro dubbi: telefonate, richieste di chiarimento. La risposta è stata sempre la stessa: «Stiamo lavorando per voi, presto vi diremo». Ma intanto la nuova sede è rimasta sempre chiusa, con tutti gli attrezzi, i tapis roulant e i macchinari custoditi al suo interno, senza possibilità di utilizzo. 

La proprietà dribla le accuse: «Fermi per colpa del costruttore»

Gruppo Facebook e class action

Stanchi di questa situazione e infuriati per i soldi spesi per una palestra-fantasma, i clienti beffati hanno deciso di creare un gruppo Facebook in cui confrontarsi, discutere, valutare soluzioni: tra le ipotesi emerse, c’è quella di una class action per denunciare il danno subito e richiedere un risarcimento in forma collettiva, anche tramite le associazioni a tutela dei consumatori. «Ho rinnovato l’abbonamento a fine maggio e dopo una settimana hanno chiuso», protesta una delle clienti che si sentono tradite dalla Hello Fit, così come diversi ex dipendenti e istruttori che hanno lavorato al servizio della palestra e ora reclamano stipendi arretrati. Anche se il principale creditore, a quanto pare, è il proprietario dello stabile del Grotte Center, arrivato a sfrattare la palestra che fa capo alla società Fasterfit Italy Srls, società a responsabilità limitata in forma semplificata che ha sede a Rimini e ha un capitale sociale di appena 500 euro.

Sfratto e contenziosi

L’amministratrice unica è Arianna Usai, 28 anni, figlia di un imprenditore che ha gestito in passato altre palestre dello stesso gruppo tra le Marche e la Romagna. «I mancati pagamenti riguardano un contenzioso più ampio sul vecchio contratto di locazione, ma confermo che è in corso uno sfratto - spiega l’avvocato Filippo Lupo del foro di Rimini, che assiste la Fasterfit -. Ma vorrei precisare che è sopraggiunto quando già la società aveva in mente di cambiare location e successivamente alle trattative che la mia assistita ha portato avanti in autonomia con il proprietario di un nuovo stabile. Mi ha rappresentato che qui sono cominciati i lavori di ristrutturazione, ma le trattative si sono interrotte da un giorno all’altro, non per sua volontà. Ora lei si trova da un lato con lo sfratto della vecchia proprietà, dall’altro con la indisponibilità dei nuovi locali». Per questo il legale nei giorni scorsi ha depositato al tribunale di Ancona un ricorso cautelare per ottenere dal giudice la disponibilità della nuova sede (ormai quasi completata, anche se manca il certificato di agibilità) in cui si trova l’attrezzatura della Fasterfit, che nel frattempo ha passato il testimone a un'altra società, la Wellness Srl, costituita appositamente per la gestione della nuova palestra. L'amministratrice, però, è sempre la Usai, insieme ad altri soci. «Le trattative erano a buon punto, ma è mancata l’intesa su alcuni punti chiave - aggiunge l’avvocato Lupo -. So che l’inaugurazione era annunciata per luglio o inizio agosto, ma i tempi si sono dilatati e ora ho ricevuto mandato dalla mia assistita per avviare un’azione civile». La controparte è rappresentata dalla Immobiliare BM di Sandro Baldini che ha eseguito i lavori. «Potrebbe essere aperta anche domani, ma io non posso dare l’uso di una palestra realizzata su misura a persone che non hanno mantenuto fede agli accordi - spiega il costruttore -. Loro sapevano cosa andava fatto e di cosa c’era bisogno. Ci sono aspetti contrattuali e burocratici da definire, non entro nei dettagli, ma di sicuro la colpa non è mia e mi dispiace tremendamente per gli abbonati». 

Le vere vittime: i clienti

Sì perché in tutto questo a pagare il prezzo più alto, a dispetto degli abbonamenti low cost, sono loro, i clienti. A centinaia si sentono traditi, beffati. E non resteranno con le mani in mano. Su Facebook hanno costituito un comitato virtuale, hanno preso contatti con avvocati e associazioni a tutela dei consumatori e stanno valutando ogni strada percorribile per essere risarciti perché sono stanchi di aspettare una riapertura che, di fronte a contenziosi civili, rischia di finire a chissà quando. «Non possiamo dire quando la nuova palestra verrà inaugurata - spiega il legale della Fasterfit -. So che la signora Usai sta facendo di tutto per trovare una soluzione, in modo da salvaguardare i diritti di tutti. Rimborsi per chi ha sottoscritto gli abbonamenti? Sta valutando anche questo, laddove non riuscisse a individuare alternative. Non possiamo conoscere l’esito, ma non è sua intenzione, mi passi il termine, “fregare” i clienti».

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