Formaggi e pezzi di elicottero nei camion rubati, in manette i grossisti del semirimorchio

Tre persone sono state arrestate in flagranza di reato mentre cercavano di rubare l’ennesimo semirimorchio nel parcheggio del porto. La polizia contesta furti milionari

Carlo PInto e Stefano Santiloni

Aspettavano ore allo scalo Mariotti, chiusi nell’auto civetta e nell’ automotrice con cui arrivavano dal foggiano. Quando erano sicuri di non essere visti sceglievano uno dei rimorchi sbarcati dalla Grecia, lo agganciavano e si muovevano verso l’autostrada anticipati proprio dall’auto dei complici che segnalava eventuali posti di blocco. Tre pugliesi sono finiti in manette con le accuse di furto aggravato in concorso, danneggiamento e uno di loro anche per non aver rispettato la misura di sorveglianza a cui era sottoposto. Quest’ultimo, un 38enne, risponderà anche di aver mostrato ai poliziotti dei documenti falsi. Gli altri due sono il camionista 57enne e il conducente dell’autocivetta di 22 anni. I tre si trovano ora nel carcere di Montacuto, i poliziotti li hanno sorpresi alle prime luci di domenica con un carico di 22 tonnellate di formaggio, dal valore complessivo di circa 400.000 euro. La magistratura vaglierà ora le rispettive posizioni dal monento che due terzi della banda si alternava con altri componenti. 

Il modus operandi

L’indagine, chiamata “Operazione Trailer” è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Ancona e della Polizia di Frontiera Marittima e Aeroportuale, coordinati rispettivamente dai dirigenti Carlo Pinto e Stefano Santiloni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori la banda è responsabile di sei furti di semirimorchi e di un tentativo andato a male. Arrivavano dalla Puglia nel tardo pomeriggio di sabato con l’automotrice intestata a un quarto uomo, anch’egli noto alle forze dell’odine, e con l’autocivetta presa a noleggio. Dopo essersi appostati nell’area Tir del Mandracchio i ladri aspettavano la notte fonda. In alcuni casi durante la rapida perlustrazione per scoprire eventuali ostacoli tagliuzzavano il tendone del semirimorchio per scoprire quale fosse il carico anche se a loro andava bene quasi tutto: la refurtiva era destinata a diversi centri di distribuzione in nero seminati in varie parti d’Italia. L’unico componente ad essere sempre presente, secondo gli investigatori, era il camionista mentre nell’autocivetta si alternavano persone differenti. Secondo quanto emerso dalle indagini, i raid sono cominciati il 10 ottobre con un carico di rotoli di alluminio per poi proseguire il 27 ottobre con un rimorchio pieno di Pellet, il 14 dicembre con un carico di abbigliamento e perfino due pale di elicottero. Il 25 febbraio avevano fatto il pieno di materiale hi-tech usato e il 4 marzo di stoffe. Dopo aver installato sul semirimorchio la targa corrispondente a quella della motrice, agganciavano e partivano. Durante la fuga l’autocivetta anticipava il camion e le comunicazioni avvenivano con dei telefonini di basso costo usati esclusivamente per quel tipo di lavoro. L’ingresso in autostrada avveniva ad Ancona nord e a volte a Marina di Montemarciano e da quel momento ognuno per sé. Il 30 aprile il tentativo era fallito perché il rimorchio agganciato era vuoto, ma negli altri casi il valore complessivo della merce supera i 2 milioni di euro. 

L'arresto

Alle prime ore di domenica scorsa gli agenti della Mobile e della Polizia di Frontiera hanno notato che l’automotrice, sorvegliata da diversi giorni, era di nuovo in movimento verso Ancona. Le pattuglie si sono appostate al Mandracchio e il modus operandi si è ripetuto. Poco prima delle 3,30 la motrice ha agganciato il semirimorchio carico di 22 tonnellate di feta per poi muoversi verso la Flaminia. Il tir è stato affiancato e fermato lungo via Mattei mentre l’autocivetta è stata bloccata lungo la Statale 16. 
 

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