«Ti do fuoco» e meditava di ucciderla, la Polizia ferma Jurgen Mazzoni: in casa un arsenale

Il senigalliese aveva continuato a perseguitare la sua ex amica che si rifiutava di diventare qualcosa di più. Mesi da incubo: 2 fuoco a due auto e proiettili dentro una lettera

Il momento dell'arresto

L'amore non corrisposto che si trasforma in un'ossessione fatta di minacce e danneggiamenti. Fino a sfociare nella paura della ragazza, oggetto del desiderio, per la propria incolumità e in quella dei suoi genitori. È di stalking aggravato e continuato l'accusa che ha portato nuovamente in carcere Jurgen Mazzoni, il 41enne di Senigallia già condannato per l'omicidio e l'occultandone poi il cadavere dell'ex moglie Maria Federica Gambardella decisa a lasciarlo. Un fatto che risale al 2001 e per il quale Mazzoni era stato condannato in via definitiva a 14 anni di reclusione, poi ridotti a 8. Uscito dal carcere, aveva tentato di rifarsi una vita. Nel 2014 aveva allacciato un'amicizia con una giovane, oggi 24enne. Mazzoni però voleva essere qualcosa in più di un semplice amico. La Polizia lo aveva già arrestato per stalking ad agosto contestandogli episodi che si sarebbero svolti a partire dall'ottobre dello scorso anno. La famiglia della vittima era stata bersaglio di numerosi danneggiamenti come la fortura di quattro ruote del Ducato del padre e l'incendio doloso di due autovetture di famiglia. Più sms minatori partiti da cabine telefoniche tra Senigallia e Fano per farli partire anonimi e l'utilizzo di profili Facebook per tempestare la ragazza di messaggi. Condotte che avevano portato la Procura, lo scorso agosto, a emettere un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

Il video dell'arresto della Squadra Mobile

Nonostante la misura le minacce erano continuate. Alla cassetta postale della famiglia della 24enne sono continuate ad arrivare missive anonime. Una contenente addirittura 4 proiettili. Altre con minacce di tutti i generi, fino ad annunciare propositi omicidi con frasi tipo “sei cattiva ti uccido”, “devi morire”, “gli errori si pagano”, “ti mangerò il cuore” “ti do fuoco alla macchina con te dentro” o con il proposito di tagliare la testa della ragazza e conservarla nella formalina. Un impianto probatorio dettagliato, quello messo in piedi dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e della Carlo Pinto-7Squadra Mobile di Ancona, coordinati dal capo Carlo Pinto (foto a sinistra), accolto dal gip Antonella Marrone che ha emesso l'ordinanza attuale. Mazzoni, che aveva ottenuto il permesso di recarsi a un raduno di motociclisti in Germania, non era in casa del weekend. Ieri sera, domenica 12, ad attenderlo al suo ritorno ha trovato Sco, Squadra Mobile e poliziotti del Commissariato di Senigallia. Operazione Hangover, dal nome del termine che indica il post sbornia reso noto nel film "Una notte da leoni", di cui uno dei protagonisti assomiglia molto a Mazzoni. Gli agenti hanno anche effettuato perquisizioni in casa del 41enne, dai suoi genitori e sul luogo di lavoro, una fabbrica di altoparlanti a Trecastelli. L'esito ha lasciato esterrefatti. Sono stati sequestrati una ventina di coltelli di tutti i tipi: serramanico, a scatto, con impugnatura, addirittura una scimitarra dalla lama di 47 centimetri. E ancora, due carabine ad aria compressa, pallini per aria compressa e, particolare anche più inquietante, una corda bianca lunga tre metri con un nodo scorsoio, ritrovata sotto il suo letto. 

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