Scoperta maxi frode fiscale da 56 milioni: sequestrate ville e conti correnti

L'indagine vede al centro uno dei più importanti organizzatori di eventi di moda e spettacolo di livello nazionale, capace di emettere fatture false per milioni di euro fino anche una fattura da 700mila euro in bianco

Guardia Di Finanza

Organizzava grandi eventi dello spettacolo e macinava milioni di euro su cui avrebbe dovuto pagare le tasse. Ma dal 2007 sarebbe riuscito ad eludere il fisco facendo risultare che il grosso del profitto se ne andava in costi fissi. Come? Grazie a delle fatture false emesse da società altrettanto false che, sulla carta, gli vendevano servizi. Per questo la Guardia di Finanza di Ancona ha indagato, e alla fine denunciato, un noto imprenditore di San Benedetto del Tronto che da anni lavora nel mondo della moda e dello spettacolo. A lui, sua moglie e un altro imprenditore, oltre al reato di evasione fiscale, le fiamme gialle contestano il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecita. Tanto che il Gip Alberto Pallucchini, su richiesta del pm Marco Pucilli, ha anche accolto il sequestro per equivalente di beni per circa 20 milioni di euro: un appartamento di lusso a San Benedetto, 6 box a Milano, ville, macchine di grossa cilindrata, moto, e conti correnti collegati ad istituti di credito di Berlino e Panama. 

Non una qualsiasi evasione perché, al di là dei numeri dell’operazione ribattezzata “Black Fashion”, l’indagine vede al centro uno dei più importanti organizzatori di eventi di moda e spettacolo di livello. Un uomo che, nell’arco di una vita, si è creato una reputazione per le sue capacità imprenditoriali. Al punto da arrivare a mettere la firma su eventi con vip di caratura nazionale. Un professionista capace e ricercato nel mondo dello spettacolo e che oggi è anche accusato di evasione. Ma per la sua agenzia sarebbe stato impossibile fare tutto ciò senza quelle fatture false e le 22 società, di cui 11 reali, mentre altre 11 vere cartiere che di reale non avevano neppure l’indirizzo sull’elenco telefonico, ulteriormente schermate, sempre secondo le accuse, dai nomi dei titolari teste di legno che, in alcuni casi, erano anche parenti dell’imprenditore. Il gioco era semplice. Per ogni maxi evento, la sua società si adoperava per organizzarlo al meglio. Parte del guadagno, su cui avrebbe dovuto pagare le tasse, spariva in una serie di costi sostenuti per organizzare l’evento. catering, agenzie di modelle, luci, palchi, ospiti vip. Di tutto, con tanto di fatture da parte di chi gli garantiva i servizi. Peccato che erano tutte società fittizie con fatture fittizie, ma tanto è bastato per far “sparire” milioni di euro di profitto. Un sistema collaudato per anni e anni, al punto da pensare di potersi permettere di emettere anche una fattura da 700mila euro in bianco.

Ma alla fine una delle tante banche usate per piazzare temporaneamente i conti correnti ha segnalato alcuni movimenti sospetti alla Guardia di Finanza che ha indagato, fino a sequestrare diversi computer dove sarebbero state travate tracce inequivocabili del raggiro. 

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