Sassoferrato si risveglia sotto choc: «Cose che succedono in tv, non qui»

Al Bar dello Sport frequentato da vittima e presunto killer gli avventori non si capacitano della vicenda. Dai loro racconti si cerca di ricostruire l'episodio

Un residente che parla con un giornalista

Sassoferrato, poco più di 7mila anime sulle montagne dell'Appennino umbro-marchigiano, è un paese incredulo per quanto avvenuto ieri pomeriggio. Un fatto di sangue che lascia basiti i più anche perché i protagonisti della vicenda, vittima e presunto autore ora fermato dai carabinieri, erano più che conosciuti in paese come «persone tranquillissime». «Siamo sconvolti – commenta Maurizio Cecchetelli – episodi del genere si vedono in tv e si pensa che da noi non potrebbero mai accadere. È una cosa allucinante». Sono tanti i testimoni al Bar dello Sport di via Buozzi, frequentato da entrambi ma "seconda casa", per lo più del muratore 55enne Sebastiano Dimasi. Una persona cordiale, capace di ironizzare con gli altri come su se stesso. Al punto che gli amici del bar lo avevano soprannominato "Asino a tre 'recchie" perché anche quando non giocava a carte si divertiva a commentare le partite degli altri, impartendo consigli a tutti pur perdendo puntualmente le sua mani quando si metteva al tavolo da gioco. «Siete degli asini» diceva. «Se noi siamo asini, tu sei un esemplare con tre orecchie» gli si ribatteva di riflesso.

DELITTO DI SASSOFERRATO - Guarda la testimonianza 

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«Tutte le mattine era qua – racconta Araldo Bruni perlando del sospetto omicida - beveva qualche bicchiere, giocava a carte ed era uno che insultava facilmente il prossimo ma senza cattiveria. Più un gioco, sapeva stare allo scherzo quando gli si rispondeva. Anche Vitaletti veniva al bar ma molto meno. Due persone tranquille. Ieri stavo giocando a carte e quando sono uscito ho visto Vitaletti per terra. Quelli del 118 stavano tentando di rianimarlo ma era già morto». È proprio attraverso i racconti degli avventori del bar che i carabinieri cercano di ricostruire i momenti che hanno preceduto il dramma. C'è chi lo ha visto la mattina stessa dell'omicidio: «Ho preso con lui un caffè ed era tranquillissimo. L'ho salutato e lui si è rimesso a giocare a carte» spiega un 37enne del posto. «Poco prima Dimasi aveva appena vinto una partita a briscola e tresette, stava scherzando con tutti gli altri. Poi si è allontanato di fretta e ha raggiunto Vitaletti. Due persone tranquille ma ignoro i dissidi che c'erano tra di loro. Non me lo so spiegare proprio» dice invece Giovanni Ruggieri. Tutto sembra comunque portare al delitto passionale, ma non tutti la vedono così: «Parlano di rivalità in amore ma io non ci credo – conclude Claudio Renga – io ho lavorato con Dimasi ed era uno tranquillo, mai una sfuriata, mai sopra le righe. Come anche Vitaletti».

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