«Una forza sovrannaturale è entrata in me e mi ha spinto ad uccidere», Imeri resta in carcere

Dopo la perdita del lavoro Imeri si era riavvicinato molto alla sua religione, quella islamica, al punto da aprire un profilo Facebook dedicato a precetti religiosi o attinenti alla cultura musulmana

Besart Imeri

«In quel momento non ero io. E’ come se ci fosse stata una forza sovrannaturale che è entrata dentro di me, quando sono arrivato in macchina ho sentito quella forza superiore, ero fuori di me e subito dopo aver ucciso è come se quella forza mi avesse abbandonato. Lì ho capito quello che avevo fatto e non lo dimenticherò». Ha spiegato così quanto successo a Cupramontana Besart Imeri, il papà killer che giovedì sera ha strozzato il figlioletto di 5 anni nella sua auto parcheggiata davanti casa. Lo ha raccontato stamattina nella udienza di convalida a fianco del suo avvocato Raffaele Sebastianelli e di fronte al Gip Carlo Cimini il quale, dopo aver ascoltato le parole del giovane macedone, ha convalidato l’arresto dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona e ha confermato il carcere come misura di custodia cautelare, rigettando la proposta del legale, che di contro aveva chiesto il trasferimento di Imeri in una casa di cura per malati psichiatrici. Infatti l’avvocato Sebastianelli è convinto che il proprio assistito abbia agito in condizioni psico-fisiche compromesse: «Allo stato dei fatti è necessario capire se Imeri fosse capace di intendere di volere al momento dei fatti perché è chiaro come avesse dei problemi negli ultimi mesi» ha spiegato l'avvocato anconetano.

Ma se davvero la mente di Besart Imeri avesse iniziato a vacillare, soprattutto dopo la perdita del lavoro, al punto da arrivare ad uccidere suo figlio senza riuscire a spiegarselo, possibile che non avesse mai dato segni di squilibrio prima? Possibile che in famiglia nessuno si fosse accorto che il giovane papà stesse perdendo lucidità? Imeri stesso, al giudice, ha detto di non aver mai avuto problemi in famiglia e di aver sempre amato Hamid. Una cosa è certa: il tono dell’umore di Imeri negli ultimi mesi era peggiorato, altimenti perchè richiedere aiuto ad uno psichiatra che gli avrebbe anche prescritto dei farmaci per dormire. Ed è in questa condizioni di estrema fragilità che il 25enne si era riavvicinato alla sua religione, quella islamica, al punto da aprire un profilo Facebook a  suo nome esclusivamente dedicato alla diffusione di precetti religiosi o comunque attinenti alla cultura musulmana.

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