Emma: la verità sul delitto da tabulati, telecamere e autopsia

L'esame autoptico per dare una forma alla lama che ha tagliato la gola all'anziana mentre si cercano di ricostruire le ultime ore dell'85enne chiaravallese. Ris ancora al lavoro

I carabinieri sul luogo del delitto

I circa 600 euro che Emma Grilli aveva da parte per una piccola spesa nella cappella funeraria di famiglia sono (o erano) in un portagioie e solo quando sarà terminato i lavoro del Ris gli inquirenti potranno verificare se questa somma sia ancora in casa. La pista della rapina finita male, anche se non si escludono a priori altri scenari, è quella più accreditata per risolvere il giallo dell'omicidio dell'85 chiaravallese trovata morta in casa ieri mattina, in un lago di sangue, con la gola recisa da una lama. La scena del crimine, l'appartamento al terzo piano di via Verdi 19, è congelata e posta sotto sequestro. Anche oggi i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche sono tornati a Chiaravalle, comunità sconvolta da quanto avvenuto, per perlustrare nuovamente l'abitazione. Il pm Paolo Gubinelli (foto in basso), che ha aperto un fascicolo per omicidio volontario a carico di ignoti, e i carabinieri del Reparto Operativo, nel frattempo, stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita della donna. Attraverso testimonianze, i tabulati telefonici ma anche grazie a immagini di spy cam private presenti nella via.

Gli orari fanno la differenza

Alle 11.05 di martedì 17 suona il telefono del 118. A chiamare è Alfio Vichi, 90enne marito di Emma, che ha appena scoperto il corpo senza vita della moglie e chiede aiuto. L'uomo è stato visto poco rincasare prima, attorno alle 10.45, dopo essere stato a comperare il pane. Anche Emma, poco prima delle 9, era uscita per poi rientrare verso le 10. Dai riscontri degli investigatori è certo che alle 9.45 la donna fosse ancora viva. Che cosa è successo in quell'ora abbondante di buio? Inizialmente – anche banale ripeterlo - i sospetti si erano concentrati sul marito ma con il passare delle ore e l'arrivo di nuovi elementi questo scenario è diventato sempre più inverosimile. Davvero improbabile che un uomo di quell'età, pur portati egregiamente, sia riuscito a inscenare il tutto (uccidere, mettere a soqquadro casa, ripulirsi, uscire e rientrare come se nulla fosse per poi chiamare i soccorsi) in un lasso di tempo così limitato. Vero è che la porta d'ingresso non presentava segni di effrazione, segno che Emma ha aperto al suo killer. Lo conosceva? Forse è morta proprio per questo. Il suo corpo è stato trovato a terra ma non dove è avvenuto l'omicidio. Alfio Vichi ha raccontato di averla trovata riversa sul lavandino della cucina e di averla spostata a terra pensando a un malore. Subito dopo si è accorto del sangue e ha dato l'allarme. 

Tra commozione e terrore, ora Chiaravalle ha paura – VIDEO

L'arma del delitto

È stata cercata a lungo negli anfratti della pista ciclabile sul retro della palazzina di via Verdi e nel greto del fosso ma per ora si sa solo che sia una lama. Che tipo lo stabilirà l'autopsia prevista per domani e diretta dal dottor Marco Valsecchi, medico legale dell'ospedale regionale di Torrette. Lo stesso medico è stato ieri sul luogo del delitto e, nell'esame preliminare, ha riscontrato un taglio profondo che ha reciso la giugulare (e questo si sapeva) ma anche numerosi tagli minori sul collo. Sono i segni di una lotta? Presto per dirlo ma intanto gli inquirenti si muovo nel giro delle persone che, a vario titolo, conoscevano la coppia. Se il movente è da ricercare nel denaro, allora chi ha agito sapeva che c'erano soldi in casa.

Chiaravalle sotto choc

Per la Città della Manifattura e, in generale, per la Vallesina non è affatto un bel periodo. Giusto la settimana scorsa a Jesi si è consumata la tragedia di Rita Mazzarini, trovata morta in casa, e del marito, in prognosi riservata dopo aver tentato il suicidio e indagato per omicidio. Ma andando a ritroso nella memoria i chiaravallesi non hanno dimenticato l'omicidio di Giancarlo Sartini, il pensionato invalido ucciso nel 2014, per il quale è stato condannato in Appello, dopo l'assoluzione in primo grado, Nica Cornel, vicino di casa della vittima. Ansia che qualche ora prima del delitto Grilli si è materializzata nei panni di uno sconosciuto che ha tentato di entrare di forza in uno studio legale di via Curiel. Nel tardo pomeriggio di lunedì, come ha raccontato l'avvocatessa che era in studio da sola, un uomo sulla 50ina, dopo aver guardato a lungo in giro con fare sospetto, ha tentato di entrare. La porta era chiusa. Lei, impaurita, ha serrato anche un secondo ingresso e la sera ha avvisato i carabinieri. In tanti il giorno successivo, alle notizie che arrivavano da via Verdi, hanno pensato a un collegamento che tuttavia i carabinieri, che hanno già identificato l'uomo dalla descrizione, tendono a escludere. 

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