Era uno Sherlock Holmes dal sorriso gentile, è morto Serafino Rizzi: storico poliziotto della Scientifica

La figura di Serafino Rizzi viene ricordata da tanti colleghi della Polizia di Stato e dai figli Giovanni e Giulio. Per lo storico poliziotto anconetano sono già stati fissati i funerali

Serafino Rizzi

Era quanto di più lontano si potesse essere dall’immagine dello “sbirro” stile fiction televisiva, in cui gli agenti sono tutti dei duri pronti a morire nelle situazioni più inverosimili. Era invece un poliziotto vero, uno vecchio stampo, uno Sherlock Holmes capace di comprendere le dinamiche investigative attraverso lo studio e le relazioni umane. Ma soprattutto attraverso le sue fotografie, passione e strumento di lavoro per lui che, nel capoluogo marchigiano, ha diretto il gabinetto interregionale della Polizia Scientifica Marche e Abruzzo alla questura di Ancona. E’ morto Serafino Rizzi, poliziotto anconetano originario di Irsina (Provincia di Matera) dove nacque 84 anni fa. Dopo mesi di lotta contro una malattia, se ne è andato ieri sera intorno alle 23 in un letto della Residenza Dorica, dove era ricoverato.

Nella sua carriera ha girato l’Italia, da Aosta a Bari, da Torino ad Ancona, dove è arrivato nel 1972 ed è rimasto fino al 2000, anno della sua pensione. Una carriera importante quella di Rizzi. Dagli anni ’80 quando, nel capoluogo piemontese, collaborò al fianco del giudice Gian Carlo Caselli nelle inchieste  antiterrorismo riguardanti le Brigate Rosse e Prima Linea, ma anche le mafie e, negli anni ’90, la famosa indagine che portò alla denuncia dell’allora leader democristiano e più volte Presidente del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti. Negli uffici di Rizzi erano passati pezzi della criminalità organizzata quali Luciano Leggio, meglio conosciuto come Liggio e il capo dei capi Totò Riina, entrambi legati a Cosa Nostra. Nelle Marche, tra le tante inchieste, ha contribuito all’arresto del killer del catamarano Pippo De Cristofaro (oggi latitante), sempre grazie al suo team scientifico impegnato nella raccolta dei reperti, fondamentali per ricostruire la dinamica dei fatti di sangue e individuare i responsabili dei delitti. In pensione, in qualità di perito calligrafo, ha aiutato la magistratura ad accertare la paternità sui testi olografi. 

«La figura di Serafino la collego direttamente a quella di un altro grande della Polizia: Salvatore Vecchione, ex capo della Digos - racconta l'ex questore Italo D’Angelo - Ero giovane nell’84 quando arrivai ad Ancona dopo una dura esperienza all’antiterrorismo a Venezia e furono loro due ad accogliermi con gioia. Serafino era uno Sherlock Holmes bonario, aveva la gentilezza del parroco e l’ottimo intuito del poliziotto. La Polizia di Ancona deve molto a Serafino Rizzi». Un amore per lo Stato e la Polizia, che negli ultimi anni lo aveva portato al fianco dei suoi vecchi amici della Procura Generale. Mano a mano che quei colleghi venivano trasferiti, Rizzi si è avvicinato sempre più al pm Rosario Lioniello con il quale, dalla classica frase “prendiamo un caffé insieme un giorno di questi”, era nata una vera amicizia. Sempre insieme la mattina per gli uffici della Procura anconetana nel palazzaccio di corso Mazzini, Serafino, al fianco dell’amico Rosario, aveva un dolce e scandito “buongiorno” per tutti. Un esempio di signorilità e gentilezza per i più giovani, amico leale per chi ha lavorato al suo fianco. «Quando ero dirigente della Digos, lui era alla Scientifica ed era mio vicino di casa - ricorda l’ex funzionario di Polizia Fabio Pagliarini - Io l’ho conosciuto soprattutto sotto il profilo personale. Era molto umano, un simpaticone, un buono con cui era impossibile non andare d’accordo e non si poteva non volergli bene». 

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Serafino Rizzi lascia due figli: Giulio, 52 anni direttore dell’Aci e Giovanni, avvocato di 54 anni, che lo ricorda così: «E’ stato un ottimo padre di famiglia e ha avuto una grande dignità nell’affrontare la malattia». Oggi si terrà la camera ardente alla Residenza Dorica e domani i funerali alle 14,30 alla chiesa San Gaspare del Bufalo di Brecce Bianche. 

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