Ha fatto la storia della ristorazione anconetana, addio a Carlo Roberto Carloni

«Era un generoso che amava tanto la famiglia come il lavoro ed è morto pensando alle sue due figlie, che oggi hanno 47 e 54 anni e hanno sempre collaborato nei diversi ristoranti» ricorda il fratello Italo

Carlo Roberto Carloni

E’ stato chef nei ristoranti, i suoi, che hanno fatto la storia di Ancona. Sei mesi fa aveva perso la moglie, ieri notte ha esalato l’ultimo respiro nel letto di casa. E’ morto all’età di 87 anni Carlo Roberto Carloni, detto Titti, figlio dell'imprenditore della ristorazione Carlo Carloni e fratello di Italo, che ha detto: «Mio fratello era parte di una grande famiglia che, insieme a mio padre, mia madre, mia sorella e mio fratello gemello, ha fatto la storia della ristorazione anconetana partendo dal “Miramare” al Passetto». Ed è vero, ma quello fu solo l’inizio dell’avventura targata Carloni, prima ancora che la famiglia si trasferisse a Zara quando questa era provincia italiana. Un luogo molto amato dai Carloni, da cui poi furono costretti a fuggire a seguito dell’invasione delle milizie di Tito. Fu un'amica partigiana ad indicare loro la nave che li avrebbe condotti in salvo, fino a Bari, da dove poi tornarono nella loro città d’origine: Ancona appunto. Era il gennaio 1946, nasceva l’era della ristorazione Carloni.

Proprio Carlo Roberto, insieme alla sua famiglia, prese in gestione un vecchio locale a Torrette che si chiamava “Da Lisa”, sulla Flaminia, vicino al sottopasso che conduce alla spiaggia, per poi trasformarlo nel ristorante “Da Carloni”, che ha fatto la storia di Ancona e Torrette, in attività fino a 13 anni fa. Nel 1959 aprì al pubblico anche “Pesca da Carloni”, un ristorante nato su una palafitta al molo sud del porto, tempio della pesca dorica e simbolo della gastronomia di pesce, punto di riferimento al di là dei confini cittadini e regionali, almeno fino al 1993 quando cessò l’attività. Infine un’altro locale alla fiera della Pesca, attivo negli anni ’80 e di tipo stagionale. In tutto questo Carlo Roberto ha sempre dedicato anima e corpo al lavoro nelle cucine di una volta e alla famiglia. Anche grazie al suo sacrificio il nome “Carloni” è diventato per tutti garanzia di qualità a tavola, attraverso i piatti tipici della cucina marchigiana. Da Carloni si potevano gustare anche le prelibatezze della cacciagione che, a quel tempo, era cosa rara. E poi ovviamente il pesce. Non è un caso che Carlo Roberto sia stato tra i primi fondatori di “Stoccafissando”. «Si dava da fare in tutto - lo ricorda il fratello Italo - era un generoso e amava tanto la famiglia come il lavoro ed è morto pensando alle sue due figlie, che oggi hanno 47 e 54 anni e hanno sempre collaborato nei diversi ristoranti». Un generoso. Infatti Carlo Roberto, oltre ad essere stato uno chef e aver portato al successo i propri ristoranti, per anni è stato volontario e membro del direttivo della Croce Gialla di Ancona. Amava il calcio e seguiva sempre la sua Juventus. Un Anconetano, un torrettano, che ha sempre vissuto il suo quartiere, abbracciando anche tante battaglie sociali e politiche a difesa di quel pezzo di periferia. Tanto da commuoversi quando, in occasione dell'evento "Stratorrette" lo scorso settembre, gli era stata consegnata la targa di “Torrettano doc”. Anni fa si era ammalato e di recente le sue condizioni si sono aggravate, fino a ieri quando, intorno all’1, il suo cuore ha smesso di battere.

I funerali sono organizzati dalle Imprese Funebri Le Muse e si terranno alla chiesa SS. Madre di Dio di via Metauro a Torrette alle ore 10,30. Proprio lì, a due passi dall'ex ristorante “Da Carloni”. Oggi è chiuso ma la memoria è vivissima. Come testimonia il fatto che, a distanza di 13 anni, i torrettani prendono ancora l’autobus alla fermata davanti al locale dicendo: «Vado a prendere il bus da Carloni». 

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