Orrore in casa, troppi dubbi sull'omicidio: si fa largo un'altra ipotesi

L’allarme intorno alle 20,30 quando uno dei figli della coppia era stato chiamato dalla badante che aveva appuntamento con i coniugi, ma non riusciva a entrare perché nessuno rispondeva al campanello

L'ingresso della casa di via San Francesco a Jesi

Resta agghiacciante la scena che si è presentata davanti agli operatori della Croce Verde di Jesi quando ieri sera sono entrati nell’appartamento di via San Francesco 95. Lei, 82 anni, era riversa a terra a pancia in sotto in una pozza di sangue, mentre il marito di 87 anni era in fin di vita, con i segni sul corpo di chi aveva appena tentato di togliersi la vita. Ma quella che inizialmente era apparsa agli investigatori come la scena dell’ennesimo femmincidio, in seguito ha rivelato altre possibili ricostruzioni probatorie su cui, in queste ore, stanno lavorando i Carabinieri del Norm, guidati dal comandante della compagnia di Jesi, capitano Simone Vergari. La svolta è arrivata intorno alle 23,20, all’arrivo del medico legale anconetano Mauro Pesaresi accompagnato dalla collega Alice Natanti (foto in basso). Sono stati proprio i primi accertamenti medico-legali a confermare come la donna non sarebbe mai stata né bastonata né tantomeno colpita con una lama. Sul cadavere dell’anziana non c’erano segni da taglio. Solo contusioni al capo, compatibili con un trauma da caduta. Si apre così un’altra ipotesi, quella per cui la donna sarebbe morta per il trauma cranico riportato dopo essere finita a terra. Caduta sul pavimento della sala da pranzo di casa per un malore avuto durante un acceso litigio col marito, l’87 enne che poi, choccato dall’immagine della moglie esanime, si è imbottito di farmaci per poi immergersi nella vasca da bagno e tentare di togliersi la vita con un coltello da cucina. 

L’allarme intorno alle 20,30 quando uno dei figli della coppia era stato chiamato dalla badante che aveva appuntamento con i coniugi, ma non riusciva a entrare perché nessuno rispondeva al campanello. È così arrivato il figlio con un mazzo di chiavi di riserva ed è entrato nell'appartamento al secondo piano. Poi le urla che hanno rimbombato tra le palazzine della zona residenziale e al chiamata al 118. L’uomo è ricoverato in prognosi riservata all'ospedale Carlo Urbani di Jesi. È in gravi condizioni con ferite profonde alle braccia e al collo e non è mai stato indiziato di reato

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